Archivio mensile: febbraio 2017

RICETTINE PER I CAPELLI!

Buon pomeriggio a tutti!

Oggi c’è ancora il sole, la Natura sta cominciando a risvegliarsi dal freddo invernale e non possiamo non ammettere che tutto ciò ci dà un certo sprint! Ho pensato di scrivere oggi un articolo sui capelli in quanto essi sono come le piante, hanno un loro ciclo vitale e all’inizio della primavera si risvegliano, cadono quelli più vecchi e hanno bisogno di un pochino di attenzioni. Io ho una certa “fissa” per i capelli avendo sofferto di caduta precoce che sono riuscita a risolvere solo affidandomi pazientemente alle cure naturali, già preparate e non, e ad un’alimentazione sana. Se posso aiutare qualcuno da questo punto di vista ne sono ben lieta in quanto so il disagio che si prova quando la nostra chioma non è del tutto a posto.

Ecco qua un elenco di ricettine naturali prese un po’ dalla tradizione e un po’ da mie esperienze personali, diviso in base alle diverse esigenze!

Buona lettura e buona serata e per qualunque cosa non esitate a contattarmi in privato!

A presto e un abbraccio!

Gloria

Prima di cominciare con le ricette è bene parlare dei vari tipi di capelli in base  alle loro qualità, in modo che sia più facile individuare i composti più adatti ad ogni caso. I capelli si dividono in 3 tipologie:

  • CAPELLI NORMALI: non necessitano di particolari attenzioni ad eccezione di una dieta sana ed equilibrata che può essere integrata 2 volte all’anno (nei cambi di stagione) con integratori di vitamine e sali minerali per evitare lo stress che il capello affronta in quei periodi.

  • CAPELLI GRASSI: generalmente sono lo specchio di una persona che ha squilibri ormonali, eccessivo stress, alimentazione errata e utilizzo di shampoo troppo aggressivi. in questi casi le ghiandole sebacee si iperattivano per sopperire ai disagi prima elencati, causando cuoio capelluto unto, punte secche e eccessiva caduta per soffocamento del bulbo pilifero.

  • CAPELLI SECCHI: sono la conseguenza di vari fattori come alimentazione sregolata, trattamenti aggressivi (colore e permanente), eccessiva e non protetta esposizione al sole, eccessiva esposizione al phon. I capelli avendo una quantità di sebo al di sotto del normale diventano molto fragili e spenti, tendenti alla rottura e alla caduta.

Veniamo ora alle ricettine!

CAPELLI SECCHI, FRAGILI, SFIBRATI E SPENTI

  • ROBUSTI CON L’HENNE’: l’hennè è un’argilla che ha un buon potere rinforzante già dalle prime applicazioni. Consiglio di controllare bene la lista ingredienti per verificare che sia puro hennè.

  • INFUSO DI BARDANA: potete trovare la bardana sfusa in erboristeria (ATTENZIONE! QUI SERVONO LE FOGLIE NON LA RADICE!). Mettete 50 g di foglie di bardana in infusione per 10 minuti in un litro di acqua bollente. Filtrate e usate il liquido per sciacquare i capelli.

  • DECOTTO DI BARDANA: far bollire 100  g di radice essiccata in un litro di acqua per 10 minuti, filtrare spremendo bene il composto e utilizzarlo per frizioni e massaggi quotidiani del cuoio capelluto.

  • INFUSO RINFORZANTE: lasciare in infusione per 10 minuti in un litro di acqua bollente 80 g di foglie e fiori, freschi o secchi, di salvia; 80 g di timo, fresco o secco; 80 g di aghi di rosmarino, freschi o secchi. Filtrare e usare come ultimo risciacquo dopo lo shampoo. N.B: NON PUO’ ESSERE UTILIZZATO DA CHI SOFFRE DI IPERTENSIONE ARTERIOSA!

  • INFUSO RIVITALIZZANTE DI EDERA PER CAPELLI SCURI: mettere in infusione per 10 minuti in un litro di acqua bollente 50 g di foglie. Filtrare e usare come ultimo risciacquo dopo lo shampoo.

  • TINTURA RINFORZANTE DI MALVA: mettere 50 g di pianta fresca (la si trova nei campi soprattutto) in un litro di aceto di mele per una settimana, agitando la bottiglia ogni tanto. Filtrare imbottigliando il preparato e utilizzare piccole quantità sui capelli, prima e dopo lo shampoo, facendolo assorbire con un massaggio.

CAPELLI GRASSI E CON FORFORA

  • DECOTTO DI ORTICA CONTRO LA FORFORA: far bollire per 10 minuti 60 g di pianta secca in un litro di acqua e lasciare coperto per 20 minuti. Filtrare ed usare tutto il preparato in giornata pe massaggiare con delicatezza il cuoio capelluto o per sciacquare i capelli appena lavati.

  • DECOTTO DI FOGLIE DI ORTICA ALL’ACETO CONTRO LA FORFORA: far bollire per 30 minuti 100 g di foglie, fresche o secche, in mezzo litro di acqua e mezzo di aceto bianco. Filtrare e imbottigliare. Utilizzare il composto ogni giorno prima dello shampoo per frizionare il cuoio capelluto fino a sentire una sensazione di calore.

  • IMPACCO DI HENNE’ PER CAPELLI GRASSI E CON FORFORA: mescolate in un pentolino 50 g di hennè neutro aggiungendo a poco a poco 350 ml di acqua minerale naturale. Far bollire a fuoco lento per 2-3 minuti e distribuire il composto sui capelli asciutti oppure, se sono grassi, lavati e leggermente asciugati. Mettere poi una cuffia da doccia o pellicola da cucina e lasciare agire per un’ora. Sciacquare con acqua tiepida, applicare uno shampoo leggero e aggiungere all’ultimo risciacquo 20 ml di aceto di mele o succo di limone.

  • SHAMPOO PER NORMALIZZARE LA SECREZIONE SEBACEA: occorrono 75 ml di acqua minerale naturale , 50 g di argilla verde ventilata, 20 ml di aceto di mele o succo di limone e 2 g ciascuno di aghi di rosmarino, foglie di timo, lavanda, salvia e ortica. Far bollire l’acqua, versarvi le erbe e togliere subito dal fuoco. Lasciare in infusione per 15 minuti e filtrare. Quindi versare sull’argilla e mescolare con energia. Distribuire sui capelli e lasciare in posa per 5-10 minuti quindi risciacquare aggiungendo aceto di mele o succo di limone.

CONTRO LA CADUTA DEI CAPELLI

  • FRIZIONI AL TIMO: preparare un decotto di timo facendo bollire in un litro d’acqua a fuoco dolce 80 g di pianta intera finchè il liquido non si sarà ridotto della metà. Filtrare, imbottigliare e frizionare ogni giorno il cuoio capelluto.

  • INFUSO DI BASILICO: versare un litro di acqua bollente su 150 g di foglie di basilico e lasciare in infusione per 20 minuti. Filtrare, imbottigliare e lasciare il preparato in un luogo fresco, buio e asciutto. Quindi usare la lozione per frizioni quotidiane.

  • OLIO DI OLIVA: frizionare ogni sera il cuoio capelluto con olio di oliva per 8 giorni (SCONSIGLIATO A CHI HA I CAPELLI GRASSI) e lavare con uno shampoo per bambini; sospendere 2 settimane e riprendere.

Prima di concludere vorrei citare questa pratica tanto scontata quanto molto efficace: IL MICROMASSAGGIO AL CUOIO CAPELLUTO. E’ una stimolazione del microcircolo che apporta maggior flusso sanguigno e sostanze importanti a tutta la chioma.

  1. Mettetevi seduti o in piedi, in ogni caso comodi, e chiudete gli occhi.

  2. Esercitate con i polpastrelli delle dita su una zona a piacere del cuoio capelluto, una pressione graduale ma decisa.

  3. Mantenere la pressione per pochi secondi, quindi sollevare velocemente i polpastrelli.

  4. Attendere qualche secondo prima di ripetere in un’altra zona del cuoio capelluto e ripetere la sequenza fino al completamento delle varie zone.

Eccoci qua! Vi consiglio di provare le varie ricettine, sono davvero ottime! Io ho provato l’infuso di basilico, l’impacco di hennè e lo shampoo per normalizzare la secrezione sebacea e devo dire che hanno funzionato! In caso di caduta eccessiva però, per esperienza, consiglio anche di intraprendere periodi ciclici di terapia anche con integratori e di indagare meglio sulle cause in quanto potrebbe esserci fattori psico-fisici che vanno ben oltre la normale caduta fisiologica.

Ora vi saluto e vi auguro una buona serata! Non esitate a iscrivervi alla news-letter per ricevere tutti gli articoli in tempo reale di pubblicazione!

A presto!

Gloria

LE BALENE: GIGANTI DEL MARE

Buongiorno a tutti!

E’ con grande piacere che oggi mi accingo a scrivere il primo articolo della nuova categoria del sito: “ANIMALI NEL MONDO”! Come ho già detto nella pagina di descrizione, un blog sulla Natura non poteva non considerare il regno Animale da cui molto spesso avremmo molto da imparare. E’ risaputo che anche gli animali provano dei sentimenti e delle emozioni e ciò dovrebbe farci capire quanto in realtà siamo una piccola parte di una grande famiglia in cui ognuno riveste il suo ruolo ben preciso, senza doverci appropriare di ciò che non è solo nostro senza, tra l’altro molto spesso, averne cura.

Oggi voglio parlarvi delle BALENE, una specie che mi ha sempre affascinato per la sua grandezza e maestosità. Sono tanto grosse e pensare che si cibano di esserini piccoli piccoli!

Ma ora vi lascio alla lettura dell’articolo e vi auguro una buona mattinata!

A presto e un abbraccio

Gloria

Le Balene sono tra i più grandi esseri viventi e anche i più grandi mammiferi viventi, infatti possono arrivare a 25 metri di lunghezza e fino a 100 tonnellate di peso (non so quante volte potrei essere contenuta in una balena!). Una caratteristica particolare, rispetto ai pesci ad esempio, è che la loro coda è, come potete vedere dall’immagine sopra, orizzontale invece che verticale (residuo degli arti anteriori che si sono così trasformati dopo la perdita di quelli posteriori per adattamento  all’ambiente). Per sopravvivere alle fredde temperature marine hanno uno strato adiposo molto spesso, nonostante la pelle sia abbastanza sottile, ciò consente un buon isolamento termico oltre che una notevole riserva energetica nei periodi di magra. Un’altra caratteristica interessante è che le balene devono venire in superficie per respirare (ricordate la balena di Pinocchio?) e per espellere l’aria contenuta nei polmoni e l’acqua di condensa attraverso quel foro (sembra proprio un grosso naso!) che hanno sulla testa.

Col nome “balena” si intendono anche altre specie di mammiferi marini come ad esempio l’orca, e si dividono in:

  • ODONTOCETI: provviste da 2 a 206 denti e si nutrono di Krill, calamari e pesci. Il capodoglio e l’orca anche ad esempio di foche e pinguini.

  • MISTOCETI: provviste di “fanoni”, formazioni cornee sfrangiate, come setole, che funzionano da filtri e trattengono i microrganismi presenti nell’acqua, come il Krill, nutrendosi esclusivamente di essi. Di questo gruppo fanno parte la balenottera azzurra, la balenottera comune, la balenottera boreale, la balenottera minore, la megattera e la balena franca australe.

Sono animali migratori, infatti d’estate abitano le acque dell’Antartide, mentre d’inverno risalgono a Nord per riprodursi a latitudini più temperate.  Sentite quanto dura la gestazione per una femmina di balena (solo a pensarci mi sento male!): da 10 a 16 mesi e culmina con un parto molto particolare. infatti, a differenza degli altri mammiferi, il piccolo non esce con la testa bensì con la coda, per evitare che soffochi e viene  subito portato in superficie per respirare (pensate che intelligenza!). Inoltre, il cucciolo viene allattato per 6-12 mesi e raggiunge la maturità sessuale tra i 3 e gli 8 anni di età (considerate la precocità dato che sono mammiferi che arrivano fino a 100 anni!).

Mi piacciono molto per il loro essere ANIMALI SOCIALI, infatti vivono in piccoli gruppi guidati da un maschio adulto e condividono molte cose come la ricerca del cibo, l’accoppiamento, il parto e la protezione di giovani e anziani (che dite c’è da imparare?). Inoltre è ormai appurato che dialoghino tra loro con suoni che emettono dalle sacche nasali poste in prossimità dello sfiatatoio o con battiti di pinne quando emergono dall’acqua (BELLISSIME!).

Purtroppo giorni fa è capitato un grandissimo spiaggiamento: sono morte centinaia di balene in Nuova Zelanda e molti soccorritori hanno cercato di salvarne altrettante da morte certa. E’ stato il terzo più grande spiaggiamento nella storia del Paese. MA PERCHE’ LE BALENE SI SPIAGGIANO? Ci sono ancora molti studi che cercano di fornire risposte certe su questo fenomeno, sta di fatto che sicuramente la grande socialità che caratterizza questi mammiferi (come abbiamo visto in precedenza) può essere uno dei fattori scatenanti. Infatti nel caso di individui che per cause ambientali o malattie cerchino di avvicinarsi alla costa per trovare un bassofondo in cui appoggiarsi per respirare meglio, spesso vi è una risposta gregaria da parte del resto del branco che comporta la perdita di orientamento e lo spiaggiamento di tutti.

 

  • LA CACCIA ALLE BALENE

Alcune specie di balene come le balenottere azzurre in Antartide e le balene grigie del pacifico Occidentale sono in via di estinzione purtroppo. Ciò è causato sia dall’impatto ambientale che le attività umane hanno sugli ecosistemi marini sia da una pratica ormai divenuta anche commerciale oltre che tradizionale: la CACCIA ALLE BALENE. Nonostante vi siano leggi che vietano e sanzionano la caccia commerciale, Norvegia, Islanda e Giappone non ne vogliono sapere di fermare le loro baleniere uccidendo ogni anno centinaia di esemplari. Nel XIX secolo venivano cacciate perché il grasso veniva convertito in olio per le lampade, i fanoni erano utilizzati per i corsetti, etc… oggi invece vengono cacciate principalmente per la loro carne. Ma le varie associazioni e moratorie si oppongono a questa strage sia per le notevoli sofferenze inflitte all’animale che per lo squilibrio dell’ecosistema marino. Purtroppo ciò non sembra sortire gli effetti sperati in quanto le baleniere continuano a cacciare in maniera illegale e spropositata a volte falsificando le vere ragioni: fanno credere che sia una caccia a scopo scientifico.

 

Baleniera in fase di caccia

Il problema è soprattutto il fatto che non si riesce a capire che lo squilibrio di un ecosistema porta allo stravolgimento di molti se non tutti altri. Viviamo in una realtà “globale” e un fenomeno che si verifica in un punto del nostro pianeta o in un determinato ambiente (ad esempio in questo caso il mare) comporta degli effetti a catena sugli altri. Solo quando l’umanità capirà appieno questo concetto allora forse riusciremo a recuperare le condizioni ambientali ed ecosistemiche, ma credo ci siano troppi interessi in ballo a cui non si è disposti a rinunciare.

 

Ho voluto concludere questo articolo con una riflessione un po’ triste ma credo assolutamente realistica di ciò che l’uomo sta facendo alla Natura senza rendersi conto delle conseguenze. Informarsi coscientemente non è mai dannoso, è il menefreghismo a rendere ciechi.

Ora vi saluto e vi auguro una buona giornata! Al prossimo articolo!

A presto e un abbraccio

Gloria

 

 

 

 

 

LA PROPOLI – “LA NATURA NON CREA SENZA MOTIVO” (Aristotele)

Buongiorno a tutti!

Ieri era una bella giornata di sole, sembrava tutto più nitido e pulito, poca umidità e … tutto luminoso e giallo! E il giallo mi ha fatto pensare ai fiori, alle api e alla PROPOLI. Una vera medicina che la Natura ci ha messo a disposizione. Credo sia forse il prodotto fitoterapico più usato e con il quale io ho un bellissimo rapporto, non tanto per l’uso che ne faccio in caso di bisogno o come prevenzione, ma per la fiducia che ho riposto in passato in questa panacea. Vi chiederete “PERCHE’? FIDUCIA? IN CHE SENSO?”. Ve lo spiego subito in quanto da questo dipende ancora di più la mia passione verso la mia fitoterapia e la Natura.

All’inizio dei miei studi ho contratto una infezione batterica alle vie respiratorie, precisamente il signor Batterio si era annidato ben benino nel lato sinistro della mia gola e non voleva andarsene. Avevo dolore ad ingoiare anche un bicchiere d’acqua, era una sensazione insopportabile. Sono andata avanti così per ben 2 mesi, durante i quali il mio medico curante non ha fatto altro che somministrarmi antibiotici e cortisonici che non facevano altro che rendere recidiva la questione in quanto il mio sistema immunitario continuava ad indebolirsi. Antibiotico, qualche giorno di guarigione e ricaduta. A un certo punto ho detto BASTA! Tanto questo tipo di cure portavano solo a un abbassamento delle mie difese, la situazione continuava a ripresentarsi e il mio stomaco era a pezzi! Ho fatto tutto da sola: ho cominciato con Propoli in soluzione idroalcolica al massimo dosaggio e fermenti lattici e dopo 4-5 giorni di questo trattamento già non avevo più dolore. Ma questo succedeva anche con l’antibiotico di sintesi, a me interessava che i miglioramenti fossero definitivi. E così ho perdurato la terapia per circa tre mesi facendo cicli di 10 giorni di fermenti ogni mese e 10 giorni di propoli ogni 2 settimane. Beh … il risultato? Non ho più avuto quei disturbi, non mi si sono più ripresentati! Da ciò la mia fiducia nel fitoterapico è divenuta totale e da allora sono ricorsa ai farmaci di sintesi solo in rarissimi casi di assoluta ed immediata necessità. Ma come forse ben sapete, meno utilizzate i farmaci di sintesi e più il naturale funziona in quanto il corpo trova molta più somiglianza con gli elementi fitoterapici che ovviamente con quelli di laboratorio. E se mai doveste assumere un farmaco di sintesi, non essendo abituati, avrete sempre maggiore e immediato riscontro positivo sul vostro stato di salute! Ve lo dico per esperienza!

Bene, dopo questa lunga premessa, in cui ho raccontato fatti di cui avevo piacere di mettervi al corrente, vi lascio alla lettura dell’articolo e vi auguro ancora una buona giornata!

A presto e un abbraccio

Gloria

 

Da numerosi studi è emerso che le api sono importantissime per il genere umano e che basterebbe la loro completa estinzione per annientarci in poco tempo purtroppo. Ma non sono solo fondamentali per il nostro ecosistema, bensì anche per i prodotti che ci regalano, ricchi di sostanze benefiche e nutrienti: miele, polline, cera, pappa reale e … PROPOLI! Le api ricavano questo prodotto portentoso dalle gemme e dalle cortecce degli alberi, aggiungendoci altre sostanze come enzimi, polline e cera, grazie alle loro secrezioni digestive. La simmetria nell’utilizzo della propoli per noi e per le api è praticamente simile: loro la usano come difesa dell’alveare, noi come difesa per il nostro corpo. La sua consistenza resinosa la rende perfetta per impedire l’ingresso nell’alveare di batteri e disagi dovuti agli agenti climatici (la produzione è maggiore da agosto ad ottobre in preparazione dei mesi invernali) proteggendolo nella sua totalità. Infatti viene posta nei punti di accesso e di passaggio: in questo modo le api attraversandoli si disinfettano (pensate che intelligenza!). Inoltre la mettono sulle uova, sulle larve e anche sui cadaveri di api e animali penetrati nell’alveare che non si possono più rimuovere … insomma una vera arma antibatterica! La resina degli alberi, che costituisce la materia prima della propoli, è già di per sé una difesa in quanto viene prodotta dalla pianta per riparare ferite avvenute nella corteccia o per imprigionare funghi, insetti parassiti e le loro larve. Dopo aver spiegato tutto questo il nome che è stato dato a questa sostanza è scontato, infatti “PROPOLI” deriva dal greco “pro” e “polis” ovvero “per la città”, “difesa”.

 

La raccolta della propoli può avvenire in due modi: tramite RASCHIATURA da parte dell’apicoltore (in questo caso la quantità raccolta è limitata) o tramite GRIGLIE collocate nell’alveare. In questo modo le api provvedono a riempire gli spazi vuoti con la propoli e l’estrazione di una griglia riempita consente una raccolta di propoli molto più abbondante.

Vediamo ora cosa contiene la propoli e i suoi numerosi usi fitoterapici.

Tra i minerali contenuti troviamo MAGNESIO, CALCIO, IODIO, POTASSIO, MANGANESE, ZINCO, SODIO, RAME e FERRO (un bel gruppetto direi!), mentre per le vitamine abbiamo B1, B2, B6, C, E, P. E’ molto elevata la presenza di FLAVONOIDI e POLIFENOLI, ovvero pigmenti vegetali che svolgono una forte azione protettiva e stimolante sul nostro organismo.

Ora prima di parlare delle azioni che la propoli ha sul nostro organismo, prendiamo in esame quella antibiotica partendo innanzitutto dagli effetti che gli antibiotici farmaceutici o l’uso smodato di essi hanno sul nostro corpo. Come prima cosa c’è da dire “COSA E’ UN ANTIBIOTICO?”, ed ecco la risposta: l’antibiotico è una sostanza che una volta introdotta nel corpo raggiunge una zona infetta distruggendo o inibendo un organismo invasore. Essi possono essere di due tipi: BATTERICIDI (uccidono definitivamente l’organismo invasore) e BATTERIOSTATICI (inibiscono l’organismo invasore impedendone la crescita e la riproduzione). Ma gli antibiotici in generale, siano di sintesi o naturali, non agiscono universalmente su tutti i tipi di batteri e molto spesso alcuni di essi non eliminano tutti i batteri ostili mentre uccidono quelli della flora intestinale che, come ormai sapete benissimo, costituisce il 70% del nostro sistema immunitario (quindi si abbassano notevolmente le difese). La diversità tra antibiotici di sintesi e naturali sta nel fatto che i primi non sono riconosciuti totalmente dall’organismo e spesso creano sostanze di scarto e disagi notevoli alla microflora intestinale (non a caso uno dei primi sintomi dall’assunzione è la diarrea); gli altri invece sono sviluppati direttamente all’interno delle piante come difesa da microrganismi patogeni (come la resina della propoli) e sono maggiormente tollerati dal nostro corpo con un’azione meno aggressiva e senza effetti collaterali.

Non c’è dubbio che gli antibiotici abbiano salvato, e stiano continuando a farlo, molte vite ma ciò non toglie  il fatto che un loro abuso sia notevolmente dannoso per l’essere umano. Infatti spesso vengono somministrati a pazienti incompatibili, contro infezioni virali (il cui uso è notevolmente aggravante), contro il batterio sbagliato oppure ad ampio spettro nel caso in cui non si riesca ad individuare la natura del batterio infestante (come nel mio caso). Questo porta a DANNI ALLA FLORA BATTERICA con AUMENTO DELLA RESISTENZA BATTERICA (i batteri possono mutare geneticamente sviluppando una resistenza alle aggressioni antibiotiche) … gravissimo requisito per lo sviluppo di infezioni croniche o aggravanti.

Il mio consiglio e quello di altri che la pensano come me, è di ricorrere al naturale in tutti i casi  di infezioni minori evitando di assumere antibiotici o farmaci di sintesi per un semplice raffreddore ad esempio, o per una influenza virale in quanto passato il periodo del ciclo vitale del virus, essa andrà via da sé. L’importante è potenziare sempre il sistema immunitario aiutandolo a reagire, senza intossicarlo ulteriormente con farmaci o alimentazione scorretta (vedi anche L’ESTRATTO DI SEMI DI POMPELMO).

Torniamo ora alla nostra cara e sacra amica propoli e ai suoi impieghi. Innanzitutto, dato ciò che abbiamo detto poco fa, tengo a precisare che è uno dei migliori antibatterici naturali ad AZIONE SIA BATTERIOSTATICA che BATTERICIDA contro ad esempio Helicobacter pilori, Streptococcus mutans, Streptococcus Aureus, Streptococcus pneumoniae, Streptococcus pyogene, Escherichia Coli, Haemophilus Influenzae, Moraxella Catarrhalis e molti altri. Inoltre ha proprietà:

  • ANTI-VIRALI

  • ANTI-PARASSITARIE

  • ANTI-FUNGINE

  • ANTINFIAMMATORIE

  • ANTIOSSIDANTI

  • IMMUNO-REGOLATRICI

  • CICATRIZZANTI

  • EPATO-PROTETTIVE

  • DISINTOSSICANTI

Uno degli usi più comuni è quello contro le malattie da raffreddamento e le infiammazioni del tratto oro-faringeo. La potete trovare in varie formulazioni (sciroppi, soluzioni idroalcoliche, soluzioni non alcoliche, capsule, caramelle, etc…), io di solito consiglio le soluzioni idroalcoliche o non alcoliche (in caso di intolleranza all’alcool o bambini) e le compresse effervescenti. La posologia di base per le soluzioni idroalcoliche è di 30-50 gocce per 2-3 volte al giorno pure o diluite in acqua; per tutte le altre tipologie seguite ciò che viene riportato sulla confezione.

Consiglio di base per ogni terapia: ABBINARE I FERMENTI LATTICI SENZA LATTOSIO che aiutano ulteriormente le vostre difese immunitarie.

NB: NON ASSUMERE PROPOLI IN CASO DI ALLERGIA AL POLLINE E IN CASO DI GRAVIDANZA!

Eccoci qua alla fine di questo nuovo articolo! Sono stata molto contenta di avervi raccontato la mia esperienza e di aver trasmesso ciò che penso a riguardo. Come sempre sono a disposizione per qualunque chiarimento o consiglio: scrivetemi una mail o scrivete sulla pgina Facebook del sito! Se volete essere aggiornati in tempo reale per ogni articolo pubblicato iscrivetevi alla news-letter!

Vi auguro una buona giornata e a presto!

Gloria

 

 

 

LE COMBINAZIONI ALIMENTARI ANCHE PER RITROVARE IL PESO-FORMA!

 Buonasera a tutti!

Oggi voglio parlarvi di un tema che non solo mi ha colpito molto ma ha cambiato la mia digestione radicalmente in meglio! Parlo delle “COMBINAZIONI ALIMENTARI” ovvero delle associazioni tra gruppi di alimenti diversi tra loro, le quali alcune benefiche o innocue e altre invece ampiamente nocive. Certo, a molti possono piacere i piatti complessi ed elaborati o i pasti lunghi con primo, secondo, contorno e dolce! L’importante è essere consapevoli di quello che poi accade nel nostro corpo in base a ciò che ingeriamo (“NOI SIAMO QUELLO CHE MANGIAMO” – George Ohsawa) oppure in base alla frequenza con cui attuiamo questo comportamento. L’articolo tratta la questione in generale, facilmente adattabile anche in caso di vegetariani e vegani.

Ora vi lascio ad una buona lettura  e nel caso in cui ci siano delle cose che vi risultino poco chiare non esitate a contattarmi in privato!

A presto e un abbraccio

Gloria

A volte quando ci guardiamo allo specchio e notiamo un leggero aumento di volume o un dimagrimento strano, siamo portati a pensare che la quantità dei cibi ingeriti sia errata. In realtà ciò che spesso influisce va ben oltre la quantità, poiché è utile considerare la qualità degli alimenti e la loro combinazione.

  • QUANTITA’: la paura di non nutrirsi a sufficienza esiste ancora oggi, in realtà ogni individuo ha bisogno di una personale razione alimentare giornaliera in base alle necessità nutrizionali (idriche, vitaminiche, energetiche, proteiche, etc…) di ciascuno. Secondo molti studi la nostra società è caratterizzata da una ipernutrizione che è contemporaneamente una disnutrizione (denutrizione).

  • QUALITA’: se il cibo introdotto quotidianamente è povero dal punto di vista nutrizionale a seguito di crescite forzate e processi di raffinazione e conservazione, il nostro corpo ne farà le spese perdendo le sostanze vitali di cui ha bisogno e le difese immunitarie si abbasseranno.

  • COMBINAZIONE CORRETTA: una digestione difficile e lunga produce un aumento tossinico, in quanto il cibo che fermenta e imputridisce lungo il tubo digerente libera gas e acidi tossici cui non sempre l’organismo riesce a far fronte. Le tossine che non vengono eliminate in breve tempo si depositano sui tessuti adiposi di cosce, natiche e giro vita (essendo tossine il nostro corpo da macchina perfetta quale è, le tiene ben lontane dagli organi interni!). Per contrastare l’aumento di acidità che si verifica all’interno del nostro organismo, vi è una ritenzione di liquidi che porta a gonfiore e peso in più (vedi link “CELLULITE NON E’ SOLO UN PROBLEMA ESTETICO!”) .

Il processo digestivo consta di vari livelli di assorbimento delle varie categorie di alimenti in base alle loro caratteristiche nutrizionali. Pensate che già nella classe dei glucidi (zuccheri e amidi) ci sono due livelli perché la digestione di un pezzetto di pane è ben diversa da quella, ad esempio, di un cucchiaio di zucchero.

Un pasto non ben combinato (e tra poco vedremo in che senso) può stazionare nello stomaco fino a 8 ore e oltre 70 ore nel tratto digestivo. Ogni volta che il cibo ristagna ciò comporta degradazione a livello nutrizionale, affaticamento dell’organismo, produzione tossinica e malessere generale. Ma se noi associassimo tra loro cibi compatibili ovvero con analoghe modalità digestive, ciò non accadrebbe e ne trarrà giovamento tutto il nostro corpo!

I modelli alimentari possono distinguersi in due tipi:

  • VECCHIO: i nostri nonni erano  abituati a primo, secondo e  dolce e non si sgarrava mai da questo. Ma ciò comporta delle pessime associazioni alimentari che vedremo nei vari passaggi. La pasta viene inizialmente parzialmente digerita durante la masticazione da un enzima, la ptialina, che è contenuto nella saliva, e raggiunge lo stomaco in cui il processo continua per circa 2 ore (con cibo adeguatamente insalivato e condizioni ambientali leggermente alcaline – pH basico). Quando viene ingerito il secondo, spesso proteico e molto spesso carne o pesce, avviene un perfetto disequilibrio delle condizioni appena instauratesi. Infatti vengono attivati nuovi enzimi, come la pepsina, per scindere le proteine in aminoacidi; viene richiamato acido cloridrico dalle cellule gastriche (quindi il pH cambia e diventa acido); viene sospesa l’elaborazione dei carboidrati precedentemente ingeriti. Finchè la carne non è stata digerita … la pasta non passa! Idem per l’eventuale dolcetto, la cui digestione viene temporaneamente sospesa. Spesso si assume il caffè perché si pensa aiuti a digerire … in realtà dopo tutto questo complicato processo esso contribuisce solo a innalzare il livello di acidità già esistente, incentivare il sistema nervoso e coprire i disagi dati dalla digestione rallentata.

  • NUOVO: innanzitutto una delle rivoluzioni è quella di cominciare il pasto con UN BEL PIATTO DI VERDURE CRUDE E MISTE poiché contribuiscono a creare un ambiente digestivo ideale, potenziano l’effetto degli enzimi digestivi data la loro quantità di nutrienti essenziali, non hanno bisogno di succhi gastrici, preparano l’adeguato apporto di acqua e fibre per il giusto transito del cibo, appagano leggermente l’appetito evitando abbuffate successive, non richiedono restrizioni per quanto riguarda la quantità. Poi procedendo con il pasto NON è ammessa l’associazione di CARBOIDRATI + PROTEINE, mentre possiamo sbizzarrirci con CARBOIDRATI + VERDURE e CARBOIDRATI + GRASSI (per quest’ultima combinazione si intende la classica pasta all’olio o la pasta con la frutta secca, di cui comunque è consigliato fare un uso moderato). Possiamo aggiungere il formaggio? I grassi hanno effetto ritardante sull’immissione di acido cloridrico nello stomaco e questo consente una più facile digestione degli amidi. Quindi in rare occasioni e se si tratta di formaggio stagionato e ad alto contenuto di grassi, la combinazione può essere ammessa, ma non deve essere la regola!

Quindi cosa succede se abbiniamo bene o male gli alimenti? Vediamo gli effetti negativi e positivi dei due comportamenti.

  • ASSOCIAZIONI SCORRETTE PORTANO A:

Prolungamento della digestione e notevole spreco di energia da parte dell’organismo.

Deterioramento e scomposizione incompleta del cibo ingerito con parziale assimilazione dei nutrienti.

Moltiplicata produzione di scorie tossiche con sviluppo di disagi e malesseri fino al verificarsi di disturbi persistenti e cronici.

  • ASSOCIAZIONI CORRETTE PORTANO A:

Completa e veloce disgregazione, assimilazione e utilizzo dei nutrienti.

Aumento di benessere ed equilibrio con maggior efficienza ed energia.

Maggior rafforzamento delle difese e minor produzione di tossine.

Raggiungimento e mantenimento del proprio peso forma.

Vediamo ora gli alimenti che si trovano nei vari gruppi alimentari in modo che possiate scegliere in modo corretto e a vostro piacimento le giuste associazioni.

  1. PROTEINE

  • ANIMALI: carne, pesce, uova, latte e formaggi (per questi vale la regola sopra citata)

  • VEGETALI: legumi (fagioli, ceci, fave, lenticchie, soia, etc…), arachidi, pinoli, noci, mandorle nocciole, pistacchi, semi oleosi, olive

Riguardo ai legumi c’è chi li consiglia abbinati ai cereali, prevalentemente integrali, in quanto gli aminoacidi contenuti in entrambi si completano arrivando ad un contenuto proteico quasi pari a quello della carne. Alcuni invece li consigliano da soli per un discorso di difficoltà digestiva data l’accoppiata amidi-proteine (nonostante i legumi siano anche ricchi di carboidrati). L’ideale è provare come reagisce il nostro organismo, ma in ogni caso aggiungere una buona dose di verdure crude può far solo che bene.

2. CARBOIDRATI

  • SEMPLICI: miele, zucchero, frutta

  • COMPLESSI: cereali (grano, riso, mais, orzo, avena, segale, grano saraceno, miglio, etc…), derivati (farine, fiocchi, cuscus, semolino, pasta, pane, etc…), patate, castagne, banane, topinambur

Il fruttosio contenuto nella frutta è uno zucchero semplice che non viene elaborato nello stomaco ma nell’intestino tenue. Per questo motivo la frutta andrebbe consumata da sola e non dopo i pasti, in quanto nell’attesa che vengano digerite le altre sostanze assunte in precedenza, darebbe il via a un processo fermentativo producendo malesseri di varia natura.

3. GRASSI

  • ANIMALI: burro, panna

  • VEGETALI: olio di oliva, olio di semi (mais, sesamo, girasole, lino, etc…)

Ora vediamo in sintesi le regole base per abbinare correttamente gli alimenti, integrandole poi con le regole di Shelton (1895-1985), uno studioso delle combinazioni alimentari che ha stilato delle regole molto rigorose senza scendere a compromessi con le abitudini classiche.

  • REGOLE BASE

All’interno dello stesso pasto non vanno consumati carboidrati e proteine, destinando i primi al pranzo e i secondi alla cena o viceversa. Evitare anche di abbinare proteine con proteine e carboidrati con carboidrati.

  • REGOLE DI SHELTON

Mangiare cibi a base di proteine e cibi a base di carboidrati in momenti separati.

Mangiare un solo cibo proteicamente concentrato a pasto.

Mangiare proteine e acidi (succo di limone, aceto, etc…) in pasti separati.

Mangiare grassi e proteine in pasti separati (il grasso diminuisce la quantità di succhi immessa nello stomaco e ciò può durare anche due-tre ore; una buona quantità di verdura cruda invece può eliminare l’effetto inibitore del grasso).

Mangiare zuccheri semplici e proteine in pasti separati.

Mangiare amidi e zuccheri semplici in pasti separati.

Consumare il latte vaccino da solo o non consumarlo per niente.

Disertare il dessert a fine pasto. 

 

Eccoci arrivati alla fine di questo articolo! Chiaramente tutto ciò che è stato detto sopra non significa condurre una vita ricca di restrizioni e in assenza di piccoli peccati di gola, semplicemente non deve essere la regola! Mangiare correttamente il più delle volte, ci concede poi qualche strappo alla regola senza sensi di colpa o eccessivo disequilibrio del nostro organismo. Per i primi periodi consiglio per esperienza di farvi un menù settimanale da cambiare mensilmente per evitare di incappare in errori di memoria o di organizzazione. Quindi penna e block-notes alla mano e buon sano appetito!

Per qualunque chiarimento rimango a disposizione e se volete aggiornamenti sugli articoli pubblicati in tempo reale iscrivetevi alla news-letter lasciando la vostra mail nell’apposita sezione alla fine di ogni articolo!

A presto e buon pomeriggio!

Gloria

PORTA … QUALSIASI COSA!

Buonasera a tutti!

Oggi voglio parlarvi di questo lavoretto che ho fatto l’anno scorso e a cui sono ampiamente affezionata. E’ un’idea che mi è venuta da tre fattori: cerco di riciclare il più possibile il vetro, mi piaceva troppo questo barattolo, avevo bisogno di un porta-dischetti di cotone per il bagno! Quindi mi sono ingegnata con ciò che avevo in casa e … oplà il gioco è fatto!

 

Ora vi lascio alla lettura del procedimento e come potete leggere dal titolo questo dolce barattolino può essere un “porta … qualsiasi cosa”!

A presto e buona serata!

Gloria

 

OCCORRENTE:

  • Un barattolo di vetro di vostro gradimento per forma e dimensioni (io ne ho preso uno di uno yogurt)

  • Un ferma-tenda doppio con calamita

  • Un cordoncino cartonato o un nastrino

ESECUZIONE:

  • Pulite bene il barattolo da eventuali residui di colla ed etichette

  • Prendete il ferma-tenda e applicatelo a ferro di cavallo dentro e fuori il barattolo facendo ben aderire le due calamite attraverso il vetro (vedi immagine sopra). Dovete cercare un punto del barattolo che non sbilanci le calamite affinché possano attaccarsi bene

  • Ora tagliate il nastrino del ferma-tenda nel mezzo e fate un fiocchetto sul bordo del barattolo (vedi immagine sopra)

  • Non resta che fissare il tutto con il cordoncino o nastrino che avete scelto legando sotto al bordo del barattolo prima della bombatura (vedi immagine sopra)

Avete concluso il vostro “porta … qualsiasi cosa”, ora non vi resta che metterci dentro ciò che più desiderate (penne, bracciali, collane, matite per gli occhi, caramelle … e chi più ne ha più ne metta)!

Se volete mandatemi le foto dei vostri lavoretti, sarò ben lieta di pubblicarli sulla pagina Facebook del sito!

A presto e buon lavor … etto!

Un abbraccio

Gloria

L’ACQUA DI COTTURA DELLE VERDURE: PERCHE’ BUTTARLA?

Buongiorno a tutti!

Questo è il primo articolo della nuova categoria del sito, “ECO-RICICLO” è il suo nome e sono fiera di averla inserita! Questo mio angolo del web si propone di guardare la Natura nella sua totalità, prendendosene cura e osservandola, ma soprattutto evitando di sfruttarla in malo modo fino a consumarla.

Oggi parleremo di un’azione molto comune ovvero il buttar via l’acqua di cottura delle verdure tramite lessatura. Sembra banale e alquanto automatico come comportamento ma non lasciamoci sfuggire i numerosi usi che invece possiamo ricavare dal suo mantenimento. Senza dimenticare che l’acqua è uno dei nostri beni primari, se non il più importante … e allora perché sprecarlo soprattutto se possiamo trovare giovamento dal suo riciclo?

Ora vi lascio ad una buona lettura e vi auguro un buon pomeriggio!

A presto e un abbraccio

Gloria

Le verdure. come è ben noto, sono un tesoro di tante sostanze benefiche per il nostro organismo quali vitamine e sali minerali. Alcune vanno mangiate crude per evitare che gli elementi nutritivi si disperdano nel mezzo di cottura o si deteriorino. Ma nel caso in cui volessimo assaporarle cotte, e nello specifico lessate, o ci servissero così per qualche ricetta, cosa possiamo fare con tutta quell’acqua ricca di vitamine e sali minerali? Molti dicono di berla come un succo di frutta o un brodo e ciò andrebbe anche bene se fossimo a conoscenza della zona di provenienza delle verdure in questione e della tipologia di coltivazione (biologica o meno). Le verdure durante la lessatura oltre a rilasciare gran parte dei loro nutrienti, si puliscono anche delle sostanze tossiche idrosolubili che hanno in alcuni casi immagazzinato (pesticidi, metalli pesanti, polveri sottili, etc…). Stesso problema vale nel caso in cui si voglia riutilizzare l’acqua per zuppe, minestre, creme o cottura della pasta. Quindi se non siamo sicuri o a conoscenza delle informazioni sopraddette, ci sono soluzioni alternative che permettono di riciclare l’acqua senza alcun spreco.

Vediamole insieme! 

  • ANNAFFIATURA DELLE PIANTE: essendo ricca di vitamine e sali minerali è un buon concime da dare alle nostre amiche piante, non ha limiti di utilizzo e non è chimico, soprattutto è ECONOMICO! L’importante è che l’acqua non sia salata e che non sia bollente: io la raccolgo in un grosso portavasi di ceramica aspettando che raffreddi.

  • SGRASSATURA DEI PIATTI: si utilizza l’acqua di cottura delle sole patate ricca di amido, un potente sciogli-grasso, poi si procede al lavaggio. Con l’aggiunta di alcune gocce di limone l’azione pulente è maggiore e anche deodorante.

  • ERBE MURARIE E INFESTANTI: ad essere utilizzata è sempre l’acqua delle sole patate (stesso principio vale per quella di riso e pasta) il cui amido impedisce la ricrescita delle radici e dei fusti delle piante indesiderate.

  • ARGENTERIA: l’acqua di cottura degli spinaci, data la sua acidità, è utilissima per rimuovere lo sporco dagli argenti comprese collanine, orecchini e braccialetti.

Ecco qua, queste sono le principali e le più immediate, ma se siete a conoscenza di altre non esitate a scriverle nei commenti o sulla pagina Facebook del sito!

A presto e buon eco-riciclo!

Gloria

IL MIRTILLO

Buonasera a tutti!

In questa giornata molto uggiosa direi, voglio parlarvi di un frutto da me molto stimato per le sue notevoli proprietà benefiche: il MIRTILLO. Credo che tutti ne abbiate già sentito parlare ma magari non così nel dettaglio come sto per fare. In realtà una spiegazione un pochino più accurata è necessaria perché, come per tutte le piante e gli integratori, ci sono molti effetti positivi ma anche varie controindicazioni (il fatto che sia un dono della Natura non implica che tutti possano assumerlo!). Ma ora veniamo a noi, non voglio farvi perdere altro tempo!

Vi lascio ad una buona lettura e vi abbraccio!

A presto!

Gloria

Il mirtillo è un piccolo arbusto spontaneo che si può trovare facilmente in aree submontane e montane. Esso è stato oggetto di numerose leggende e tradizioni. Ad esempio gli indiani Delaware impiegavano le bacche della varietà rossa come simbolo di pace per tingere corpo e capelli; i Padri Pellegrini appena sbarcati in America mangiarono le gustose e abbondanti bacche ed è per questo che si usa il mirtillo come ingrediente base per la salsa del tacchino del Giorno del Ringraziamento. I popoli nordici ritenevano che il mirtillo avesse proprietà magiche contro la sfortuna: per questo i suoi rami vengono utilizzati nella celebrazione del Piccolo Yule (13 Dicembre) che si effettua in corrispondenza del solstizio invernale e che dovrebbe portare fortuna. Ancora oggi in Germania è utilizzata come pianta propiziatoria per le nozze e viene bruciato al posto dell’incenso.

Esistono più di 130 specie  di mirtilloche presentano tra loro differenze notevoli, anche per quanto riguarda le proprietà medicinali di ognuna. In questo articolo vedremo le seguenti specie: MIRTILLO NERO, MIRTILLO ROSSO e CRANBERRY.

  • MIRTILLO NERO

Le bacche di mirtillo nero presentano al loro interno  una buona quantità di acidi organici, oltre a notevoli quantità di vitamine A (rigenera i rivestimenti interni ed esterni del corpo) e C e, in misura minore, vitamina B e glucosidi antocianici. Ma sono proprio le antocianine ad avere notevoli proprietà dal punto di vista medico.

  • Azione rinforzante dei vasi sanguigni e rapido rafforzamento del tessuto connettivo. Inoltre il mirtillo è davvero utile, e può essere utilizzato come vera e propria terapia, per la protezione e la cura di disturbi legati a capillari e vene (emorroidi, insufficienza venosa, etc…)

  • Attività benefica per gli occhi, in quanto vi è una più veloce rigenerazione della porpora retinica (il pigmento della retina), data dall’aumento della vascolarizzazione dell’organo.

  • Azione positiva sull’apparato cardiovascolare in quanto contrasta la formazione di placche aterosclerotiche e apporta notevoli miglioramenti ai soggetti ipertensivi. L’estratto secco di mirtillo riesce a ridurre notevolmente l’ossidazione delle particelle di colesterolo LDL che sono all’origine delle placche che si formano sulle pareti arteriose.

  • Azione antiputrefattiva e disinfettante dell’intestino e delle vie urinarie.

  • La presenza di acido idrocinnamico è in grado di bloccare le particelle cancerogene che si vengono a formare all’interno dell’apparato digerente.

  • MIRTILLO ROSSO

Questa varietà ha un elevato contenuto di ferro, vitamina C e fibre, con proprietà rinfrescanti, astringenti e toniche che favoriscono la diuresi. Oltre che di vitamine A e C è ricco anche di fosforo, manganese e calcio. Esistono molti prodotti da spalmare sul viso a base di mirtillo rosso, utili contro le couperose.

 

  • CRANBERRY

Sembra identico al mirtillo rosso, in realtà si differenziano oltre che per alcune caratteristiche botaniche anche dal punto di vista medico. Il cranberry o mirtillo rosso americano è prettamente specializzato per la cura delle infezioni alle vie urinarie (vedi link). Infatti esistono molti integratori per il trattamento di tale disturbo, in cui l’ingrediente principale è proprio il cranberry. Nel corso della mia esperienza lavorativa ho consigliato spesso questo tipo di integratori, ancor meglio quelli addizionati con i semi di pompelmo (vedi link).

 

Vediamo ora l’assunzione di tali integratori e le controindicazioni.

Per quanto riguarda l’assunzione, i prodotti a base di mirtillo si possono trovare sotto forma di succhi concentrati, sciroppi, capsule di estratto secco, tavolette e anche formazioni in polvere. Consiglio di seguire la posologia riportata sulla confezione dell’integratore scelto, facendo di base cicli di un mese per poi stoppare 2 mesi ed eventualmente riprendere. Come succo consiglio sempre un puro concentrato (lo trovate nei negozi bio) da assumere un cucchiaio al giorno puro oppure diluito in un bicchiere d’acqua. Dato il sapore acido e astringente che a volte può non piacere, è possibile anche aggiungere dolcificanti naturali come succo d’agave o sciroppo di riso, e succo di limone.

In caso di una vista affaticata va benissimo anche l’assunzione di un decotto a base di mirtilli da bere nella misura di una tazza al giorno. Si fanno bollire in acqua 10 g di mirtilli per 5 minuti. Si lasciano in infusione 10 minuti, filtrare e bere.

Ora vediamo le controindicazioni, da non sottovalutare soprattutto se si stanno assumendo anticoagulanti, antiaggreganti e antidiabetici data la sua notevole azione sulla vascolarizzazione. ATTENZIONE ALLE FOGLIE! Le bacche non hanno controindicazioni (a parte quelle sopra citate) mentre l’assunzione prolungata dell’estratto delle foglie può causare anemia e ittero.

Ecco arrivati alla fine di questo articolo! Spero di esservi stata di aiuto nella scelta di un integratore che faccia al caso vostro e per qualunque ulteriore chiarimento o consiglio sono a disposizione. Contattatemi privatamente tramite il profilo personale Facebook o sulla pagina del sito (trovate tutto nella sezione Contatti)!

A presto e buona serata!

Gloria