Alimentazione

Si dice “NOI SIAMO QUELLO CHE MANGIAMO” ed è proprio così perchè un’alimentazione sana è il primo passo verso un corpo che scoppia di salute! La Natura non ci fa mancare nulla di cui abbiamo bisogno: vitamine, sali minerali, oligoelementi, etc… sono tutti a nostra disposizione basta solo nutrirsi adeguatamente affinchè riusciamo ad assimilarli al meglio. Perciò ecco una categoria che racchiude consigli e utili dritte su come curare il nostro corpo con la forchetta in mano!

IL MIELE DI MANUKA: UN VALIDO ANTIBATTERICO

Buonasera a tutti!

Sarà che sta per finire l’estate o che come ogni sera ho una grande tazza di tisana pronta accanto a me (stasera è a base di salvia con limone e miele di Tiglio), sta di fatto che oggi mi è venuta in mente la parola MIELE. In realtà ho già scritto un articolo su questo fantastico prodotto dell’alveare (clicca qui) e anche sulle nostre amiche api (vedi), ma questo è proprio il periodo adatto per parlare di terapie preventive che aiutino il sistema immunitario … quindi non c’è nulla di meglio di descrivere, a tal proposito, le caratteristiche del MIELE DI MANUKA!

Ora qualcuno già abbastanza informato sul prodotto dirà “EH SI’ MA QUANTO COSTA! COSTA UN SACCO!” … beh, sì è vero non posso negarlo. Se è originale e certificato a dovere il suo costo non è sicuramente bassissimo, ma posso garantire che li vale tutti, nel senso che è davvero efficace nell’innalzamento delle difese immunitarie e nella lotta contro varie patologie.

Ok bando ai trastulli, cominciamo a parlarne sul serio e vi lascio ad una buona lettura e a un buon proseguimento di serata!

Un abbraccio e a presto

Gloria

 

Quelli che vedete nella foto qui sopra, sono i bellissimi fiori bianchi dell’albero di Manuka (LEPTOSPERMUM SCOPARIUM), endemico delle regioni australi dalla Nuova Zelanda fino all’Arcipelago Indonesiano. Grazie al lavoro incessante delle nostre amiche api è possibile ottenere un miele pregiato e stimato in tutto il mondo, il MIELE DI MANUKA per l’appunto. Si sa che il miele di per sè, qualunque esso sia, possiede qualità antibatteriche e di sostegno, ma quello di Manuka contiene principi attivi in numero notevolmente superiore rispetto ad altri. A conferma di ciò vi sono gli studi effettuati nel 2008 dall’Università di Dresda che attribuiscono alla sostanza battericida METHYLGLYOXAL (MGO) le pregiate proprietà del miele di Manuka in cui può essere contenuto in quantità che vanno da 100 a 900 mg/kg (pensate che gli altri mieli ne contengono fino a 50 mg/kg!!).

Vediamo ora quali sono le più importanti patologie che si possono curare con questo prezioso tesoro!

  • DISTURBI GASTROINTESTINALI: ulcere, infezioni da Helicobacter pylori, reflusso gastroesofageo, acidità gastrica, colite

  • DISTURBI RESPIRATORI: mal di gola, tosse, raffreddore

  • DISTURBI GENITO-INTESTINALI: Candida, Escherichia Colii

  • DISTURBI EPIDERMICI (uso esterno): ferite, piaghe, acne, dermatiti, psoriasi

  • TUMORI: riduzione e scomparsa delle cellule tumorali, ottimo energizzante contro gli effetti collaterali della chemioterapia

  • DISTRUBI CIRCOLATORI: abbassamento del colesterolo

Come avete potuto vedere poco fa questo miele è un vero toccasana, ma come facciamo a sapere quanto MGO contiene? Semplice, su ogni confezione sono riportati dei numeretti (ad esempio 100, 250, 400 e 550) che indicano la concentrazione di Methylglyossale contenuta. Ovviamente più alto è il numero, più è alta l’efficacia battericida del miele.

Quindi … quale scegliere? Dipende da ciò che vogliamo andare a fare, infatti per un discorso preventivo o energizzante può andare benissimo un MGO 100 (non superare la dose di 2 massimo 3 cucchiaini al giorno circa mezz’oretta prima dei pasti), mentre per problemi più complicati  si può intervenire con un MGO 400 o addirittura al massimo.

E PER I BAMBINI? Se per assumere gli altri mieli bisogna aver compiuto l’anno di età, per quello di Manuka bisogna averne compiuti due (in ogni caso chiedete consiglio al pediatra in base alle caratteristiche del bambino). Credo che il mio bimbo grande ne farà subito una scorpacciata considerato che dobbiamo innalzare le difese immunitarie per l’inizio della scuola! Ma al di là delle battute, tengo a sottolineare che per i bambini è buona cosa partire con uno massimo due cucchiaini al giorno, che possono arrivare a tre sempre sotto consiglio del medico in base all’età del bambino e alle sue necessità.

 

Bene, sono contenta di avervi illustrato le caratteristiche di questo magico prodotto e nel caso in cui lo provaste mandatemi le vostre impressioni!

Un abbraccio e buon proseguimento di serata!

Gloria

GNAM GNAM … PIZZA CON PASTA MADRE E LIEVITATA 48 ORE!

Buonasera a tutti!

Sabato scorso ho fatto la pizza e devo dire che è una grandissima soddisfazione impastare! A me piace un sacco sia perchè, secondo il mio modesto parere, è un vero anti-stress, sia perchè sai che stai creando qualcosa per coloro a cui vuoi bene. Era da poco prima della nascita del piccolino che non facevo più la pizza, ma sabato ho finalmente ripreso e sono stata contentissima anche perchè avevamo a cena due amici carissimi! Ho deciso di scrivere un articolo con il procedimento per realizzarla in quanto quando dico che la lascio lievitare per 48 ore mi guardano tutti stralunati, se poi aggiungo che ci metto la pasta madre … ancora peggio! Ma in realtà il metodo che utilizzo è davvero semplice, poco dispendioso e poco impegnativo, serve solo la pazienza di lasciar lievitare la massa per 2 giorni. Così ho deciso di rendere nota la ricetta anche sul web perchè la pizza che si ottiene è un sacco digeribile, leggera e … davvero gustosa! 

Vi lascio ad una buona lettura e … mani in pasta allora!

Un abbraccio e buona serata

Gloria

Per il procedimento ho seguito quello proposto nel sito www.misya.info/ che si rifà al metodo del pizzaiolo romano Bonci. Finora, tra tutti quelli che ho provato, utilizzando ingredienti diversi da quelli proposti, è risultato essere il migliore sia come tempi di lavorazione che come resa finale. Dapprima vi scriverò gli ingredienti con le dosi in base a quante persone verranno a mangiare il vostro manicaretto (il range è dato da quanto affamati e quanto golosoni siano i vostri ospiti!) , poi descriverò il procedimento che sarà uguale indipendentemente dalla quantità di farina, lievito, etc…

DOSI PER 2-3 PERSONE

  • 250 g di farina per pizza bianca o semintegrale

  • 5 g di pasta madre di frumento essiccata (ATTENZIONE: è abbastanza leggera quindi la quantità, seppur sembri poca, è molta più di quella che credete!)

  • 1/2 cucchiaio di olio evo

  • 2,5 g di sale marino fino integrale

  • 200 g di acqua minerale a temperatura ambiente

  • farina di semola q.b.

DOSI 3-4 PERSONE

  • 500 g di farina per pizza bianca o semintegrale

  • 10 g di pasta madre di frumento essiccata

  • 1 cucchiaio di olio evo

  • 5 g di sale marino fino integrale

  • 400 g di acqua minerale a temperatura ambiente

  • farina di semola q.b.

DOSI PER 5-6 PERSONE

  • 750 g di farina per pizza bianca o semintegrale

  • 15 g di pasta madre di frumento essiccata

  • 1 cucchiaio e 1/2 di olio evo

  • 10 g di sale marino fino integrale

  • 600 g di acqua minerale a temperatura ambiente

  • farina di semola q.b.

Vediamo ora il procedimento.

  1. Prendete una ciotola molto capiente e mescolatevi la pasta madre con la farina, aggiungete metà dell’acqua e amalgamate il tutto con una forchetta.

  2. Aggiungete il sale, l’olio e il resto dell’acqua e amalgamate nuovamente. Otterrete un composto molto morbido e granuloso.

  3. Lasciate riposare il tutto all’interno della ciotola coperta da un panno di cotone per 10 minuti.

  4. Passati i 10 minuti rovesciate il composto su un piano che avrete cosparso prima di farina di semola (evita che l’impasto si attacchi al piano, ma non ne altera la consistenza). Io uso una tovaglietta di silicone ma va bene anche una tavola di legno o un ripiano in marmo o okite.

  5. Ripiegate verso l’interno i 4 angoli dell’impasto come se formaste una pagnottella e riponetela capovolta (le piegature verso il basso) nella ciotola precedentemente oliata. Coprite bene con della pellicola per alimenti.

  6. Riponete il tutto in frigorifero sul ripiano intermedio e lasciate lì per due giorni (quando dovrete preparare la pizza!)

Ora comincia la fase della lavorazione e per questa dovrete considerare dei tempi ben precisi. Per semplificare il tutto ipotizziamo che vogliate cominciare a gustare la vostra pizza intorno alle 20 di sabato. Quindi avrete fatto tutte le operazioni precedentemente descritte il giovedì. Ciò che scriverò ora è ciò che dovrete fare sabato.

  1. Alle 14:30 tirate fuori la ciotola dal frigo e lasciatela un’ora a temperatura ambiente così coperta come si trova.

  2. Trascorsa un’ora (alle 15:30) rovesciate il composto su di un piano infarinato con la farina di semola e dividetelo con le mani (se usate il coltello potreste rompere le bollicine date dalla lievitazione) a seconda delle teglie che avete intenzione di riempire. le teglie vanno precedentemente ben oliate.

  3. Ponete il composto su ogni teglia cercando, con l’aiuto della farina di semola o di un pochino di olio, di stenderlo un po’ uniformemente (ATTENZIONE: non è importante che l’impasto ricopra del tutto la superficie della teglia, poichè con la successiva lievitazione e il calore del forno si stenderà automaticamente da solo).

  4. Ricoprite ogni teglia con della pellicola per mantenere la giusta umidità all’interno e lasciate a riposare per 4 ore, cioè fino alle 19:30 (ATTENZIONE: d’estate aspettate 3 ore poichè con il caldo la lievitazione è già di per sè accelerata).

  5. Alle 19:15 circa preriscaldate il forno a 250°C e alle 19:30 cominciate a farcire le pizze.

  6. Infornate la prima teglia nel ripiano intermedio e mettete il timer a 10 minuti. 

  7. Trascorsi questi minuti abbassate la temperatura a 230°C e rimettete il timer con altri 10 minuti.

  8. Ora potete sfornare la pizza e se dovete cuocerne un’altra ricordatevi di riportare la temperatura del forno a 250°C.

Sabato ho fatto ben 5 teglie … questa è la prima che ho infornato … una bella Margherita!

Ecco qua la pizza è pronta per essere gustata! Se volete mandarmi le vostre impressioni o chiedere maggiori informazioni e consigli, contattatemi pure a fikos@hotmail.it o sulla pagina Facebook “LA NATURA, LA MENTE E LA VITA”!

A presto e un abbraccio

Gloria

 

 

LE CILIEGIE NON SONO SOLO GOLOSE … MA ANCHE MOLTO UTILI!

Buongiorno a tutti!

Finalmente sono arrivate le belle giornate, temperature più alte (forse troppo per i miei gusti!) e le serate sono più lunghe, tanto da cominciare ad assaporare un preludio dell’atmosfera estiva! Io adoro la frutta in generale, ma soprattutto quella da questo periodo fino all’inizio dell’autunno, tanto da essere capace (se non fosse per la mia golosità!) di riuscire a pasteggiare solo con quella a volte. Dopo le fragole hanno cominciato a comparire ciliegie e albicocche e a breve sarà il turno delle favolose pesche! oggi vorrei soffermarmi sulle proprietà delle ciliegie, che non sono solo da “una tira l’altra e non ti fermi più” ma sono molto utili per combattere vari disturbi e preparare qualche rimedio.

Vediamo ora nello specifico questo frutto tanto piccolo quanto prezioso!

Buona lettura e buon pomeriggio!
Un abbraccio

Gloria

Sinteticamente possiamo dire che la ciliegia sia un frutto DISINTOSSICANTE e RIMINERALIZZANTE, giusto per riassumere le proprietà terapeutiche di questo frutto davvero gustoso. E’ TONICA, DIURETICA e LASSATIVA (attenzione alle grandi scorpacciate!) e molto indicata per chi soffre di dolori articolari, in quanto promuove un’attività espulsiva delle scorie organiche e un grande rinnovamento ematico. Un consumo regolare di ciliegie può solo che portare un forte giovamento! La maggior parte degli zuccheri contenuta nella ciliegia è costituita da fruttosio, quindi in minima dose può andare bene anche per i diabetici, poiché provoca innalzamenti glicemici molto più limitati rispetto agli altri zuccheri. La ciliegia è inoltre un ottimo ANTI-CELLULITE poiché contrasta la ritenzione idrica e fluidifica i depositi di grasso grazie alla presenza di sali di potassio. Efficace contro le infezioni delle vie urinarie, per gotta, calcoli renali e renella (aiuta l’espulsione degli acidi urici).

Se volete assumere tutti i principi attivi e godere dei benefici della ciliegia, potete sia assaporarla come frutto che utilizzare i seguenti preparati:

  • TINTURA MADRE DI CILIEGIO: 40 gocce in poca acqua lontano dai pasti da 1 a 3 volte al giorno

  • INFUSO (utile come lassativo): portare a ebollizione un litro d’acqua e immergervi una manciata di peduncoli secchi di ciliegia e lasciare in infusione 5-8 minuti. Quindi assumere in tazze durante il giorno.

  • DECOTTO (utile in caso di cellulite o infezioni urinarie): si mettono 20 grammi di peduncoli secchi in un litro di acqua fredda e si porta a ebollizione lasciando bollire finchè l’acqua non assume un colore rosato. Spegnere il fuoco, coprire e lasciare in infusione 10 minuti. Bere 2-4 tazze al giorno.

Per quanto riguarda l’utilizzo esterno, la polpa schiacciata è molto indicata come RIVITALIZZANTEASTRINGENTE della pelle del viso o, dal punto di vista curativo, applicata sulla fronte può essere utile per controllare le emicranie.

Per lenire la cute e i capillari evidenti basta fare il decotto e applicarlo con compresse di garza imbevute e lasciare agire almeno 15-20 minuti.

 

Ecco come avete potuto vedere vale la pena fare una bella scorpacciata di ciliegie!

ATTENZIONE: NON UTILIZZARE I RIMEDI PREPARATI IN GRAVIDANZA E ALLATTAMENTO, ma eventualmente godere di qualche bel frutto maturo!

Ora vi saluto e vi auguro un buon proseguimento!

A presto e un abbraccio!

Gloria

IL MIELE: CIBO DEGLI DEI

Buonasera a tutti!

Ieri sera ho preparato una tisana calda a mio marito (lui vuole sempre e solo cose fredde quindi l’ho scritto sul calendario come avvenimento!) e ho messo nella tazza un bel cucchiaino di miele di acacia. Ho riflettuto sull’importanza di questo alimento, regalo sempre della Natura (nello specifico delle nostre care amiche api!), fonte di molte risorse e utilizzabile per molti scopi. Così ho deciso di scrivere un articolo su di esso perché a volte viene sottovalutato oppure acquistato senza tenere conto delle sue specifiche qualità diverse per ogni tipologia.

Ma non vi trattengo oltre e vi lascio ad una buona lettura e a un buon proseguimento di serata!

A presto e un abbraccio!

Gloria  

Il MIELE era già molto utilizzato nell’antichità e, come dice il titolo, era considerato il “cibo degli dei” per le sue innumerevoli proprietà. Pensate che la tipica espressione “LUNA DI MIELE” nasce da una bevanda formata da miele, lievito e acqua e chiamata IDROMELE, che nei tempi antichi veniva fatta bere agli sposi come augurio propiziatorio per il concepimento di un figlio maschio.

Il miele deriva dalla trasformazione biochimica del nettare, un liquido zuccherino prodotto dai fiori delle piante per attirare gli animali impollinatori. La goccia di nettare viene passata e rigurgitata da un’ape a un’altra, concentrata e arricchita con secrezioni ghiandolari. Una volta eliminata l’acqua, la parte dominante è altamente zuccherina (soprattutto è presente il FRUTTOSIO), quindi il nettare diventa miele. Quindi possiamo dire che è una sostanza dolce esclusivamente elaborata dalla Natura poiché non subisce alcuna manipolazione da parte dell’uomo (in teoria dovrebbe essere sempre così, ma consiglio di leggere sempre l’etichetta in quanto in alcuni casi potrebbero essere utilizzati aromi, coloranti e conservanti).

Il suo alto valore energetico (320 calorie/100 g di prodotto) lo rende un alimento eccezionale, un carburante naturale negli sforzi fisici. L’ideale è consumarlo nella prima colazione sostituendolo allo zucchero bianco, un alimento troppo raffinato e decisamente povero dal punto di vista nutrizionale. E’ molto utile anche per chi svolge attività intellettuali poiché fa bene al cervello e al sistema nervoso aumentando l’efficienza mentale. E’ importante per le persone malate, deperite o inappetenti (un cucchiaio sciolto in un po’ d’acqua) per restituire energia e vitalità.

N.B: E’ CONTROINDICATO PER COLORO CHE HANNO UNA DIETA GIA’ RICCA DI ZUCCHERI, O CHE HANNO PROBLEMI DI DIABETE O VOGLIONO INTRAPRENDERE UNA DIETA IPOCALORICA.

Vediamo ora le caratteristiche del miele e gli altri suoi utilizzi.

Come dicevamo prima esso ha, oltre a una composizione zuccherina, anche una notevole concentrazione di fruttosio al suo interno. E’ proprio questo che rende il miele un prodotto con vantaggi notevolmente superiori rispetto a quelli dello zucchero. Infatti mentre il glucosio viene bruciato dal nostro corpo nell’immediato, il fruttosio permane disponibile nel nostro organismo in tempi molto più lunghi apportando un prolungato effetto energetico.

Non si hanno ancora notizie sufficienti per quanto riguarda le altre sostanze contenute nel miele, ma è stato dimostrato che ha anche un’azione regolatrice delle funzioni dell’apparato digerente e riequilibrante per le patologie cardiocircolatorie. Inoltre sono note le sue proprietà batteriostatiche e antibiotiche, emollienti, febbrifughe, sedative, diuretiche e antianemiche.

Lo scienziato Bernard Descottes, capo del Dipartimento di Chirurgia Interna e Trapianti dell’ospedale di Limoges, già dal 1984 ha iniziato a utilizzare il miele per problemi di cicatrizzazione e la cura delle piaghe. Secondo la sua esperienza il segreto antisettico del miele sarebbe l’acqua ossigenata prodotta naturalmente mediante un enzima utilizzato dall’ape per trasformare il nettare. Il potere cicatrizzante invece, sarebbe legato sia allo zucchero, che per osmosi asciuga la piaga, sia a un insieme di composti organici che favoriscono l’emissione di citochine e interleuchine precicatrizzanti. 

Ora troverete un elenco delle proprietà terapeutiche dei vari tipi di miele a seconda dei pollini dei fiori utilizzati, in modo che possiate scegliere quello che fa più al caso vostro (ho inserito anche il sapore per una scelta più accurata).

  • MIELE DI ACACIA : ha un sapore delicato, fine e vellutato (è molto adatto anche ai bambini) e proprietà lassative, antinfiammatorie per la gola, disintossicanti per il fegato e contro l’acidità di stomaco

  • MIELE DI ARANCIO: dal sapore aromatico e gradevolmente acido, ha proprietà cicatrizzanti per le ulcere, contro l’insonnia e l’eccitazione nervosa

  • MIELE DI BOSCO: dal sapore forte è indicato negli stati influenzali

  • MIELE DI CASTAGNO: dal sapore intenso leggermente amaro favorisce la circolazione sanguigna, disinfetta le vie urinarie ed è astringente

  • MIELE DI GIRASOLE: non è molto dolce e sa di polline; è consigliato contro il colesterolo, è un febbrifugo e calcificante le ossa

  • MIELE DI ERBA MEDICA: ha un sapore delicato, quasi neutro ed è indicato per gli sportivi dopo una gara per le sue proprietà tonificanti e antinfiammatorie

  • MIELE DI ERICA: ha un sapore forte che ricorda l’anice ed ha proprietà antireumatiche e ricostituenti (anche nei casi di anemia)

  • MIELE DI EUCALIPTO: è balsamico ma più maltato; utile per la tosse con azione antibiotica e antiasmatica

  • MIELE DI GOCCIADORO DI TRENTO: ha un sapore fresco e fruttato ed è molto utile per controllare l’ipertensione

  • MIELE DI MELATA D’ABETE: ha un sapore resinoso ed è molto utile per le vie respiratorie

  • MIELE DI MELATA DI QUERCIA: dal sapore leggermente amaro, è un antianemico ed è utilizzato dagli atleti perché molto ricco di sali minerali

  • MIELE MILLEFIORI: sapore molto delicato con proprietà disintossicante per il fegato

  • MIELE DI GINEPRO: sapore tipico delle specie montane ed è molto indicato per le affezioni respiratorie

  • MIELE DI TARASSACO E MELO: il sapore è marcato e persistente ed è molto efficace come diuretico, depurativo con un’azione benefica sui reni

  • MIELE DI TIGLIO: il sapore è forte e balsamico; efficace sedativo dei dolori mestruali, calmante del sistema nervoso (insonnia e irritabilità)

  • MIELE DI TIMO: è un miele aromatico dal sapore intenso ed è un febbrifugo e antisettico

  • MIELE DI TRIFOGLIO: come il precedente

  • MIELE DI RODODENDRO: ha un sapore delicato ed è particolarmente indicato contro l’artrite

COS’E’ IL MIELE DI MELATA? La melata viene prodotta attraverso il metabolismo degli afidi e di altri piccoli insetti che succhiano la linfa dalla foglie delle piante. Le api raccolgono questa sostanza zuccherina e la trasformano in miele di melata. E’ molto ricca di sali minerali come ferro, potassio e fosforo e, come abbiamo visto dall’elenco precedente, ha un sapore più deciso e legnoso. Il colore è scuro, tendente al nero e la consistenza è molto densa.

Rispetto al miele la melata ha una minor quantità di glucosio, fruttosio, maltosio e saccarosio, ma un maggior apporto di aminoacidi e minerali che consentono un lento e modulato assorbimento a livello cerebrale. In sostanza non crea uno sprint energetico come il miele, lo zucchero o altri energizzanti (ginseng, eleuterococco, damiana, etc…) ma è molto utile per dare vitalità a chi non sopporta l’effetto di questi ultimi. Inoltre regola la flora intestinale, accresce l’emoglobina nel sangue ed ha azione antiacido per lo stomaco. A differenza del miele non provoca un forte aumento dell’insulina e non altera il metabolismo dei grassi con conseguente sovrappeso.

Come il miele anche la melata è oggetto di contraffazioni, con l’aggiunta di glucosio e maltodestrine. Sempre meglio scegliere prodotti con marchio “MIELE ITALIANO” che non deve essere pastorizzato rispetto a quello importato. Se poi vi è anche una derivazione biologica, questo è ancora meglio.

Bene, quindi larga strada al miele! I miei preferiti sono quelli di acacia e quello di eucalipto quando sono raffreddata, ma mi piace tenerne una certa varietà a casa per cambiare a seconda delle esigenze.

Vi auguro una buona serata e al prossimo articolo!

A presto

Gloria

 

 

 

 

 

LE COMBINAZIONI ALIMENTARI ANCHE PER RITROVARE IL PESO-FORMA!

 Buonasera a tutti!

Oggi voglio parlarvi di un tema che non solo mi ha colpito molto ma ha cambiato la mia digestione radicalmente in meglio! Parlo delle “COMBINAZIONI ALIMENTARI” ovvero delle associazioni tra gruppi di alimenti diversi tra loro, le quali alcune benefiche o innocue e altre invece ampiamente nocive. Certo, a molti possono piacere i piatti complessi ed elaborati o i pasti lunghi con primo, secondo, contorno e dolce! L’importante è essere consapevoli di quello che poi accade nel nostro corpo in base a ciò che ingeriamo (“NOI SIAMO QUELLO CHE MANGIAMO” – George Ohsawa) oppure in base alla frequenza con cui attuiamo questo comportamento. L’articolo tratta la questione in generale, facilmente adattabile anche in caso di vegetariani e vegani.

Ora vi lascio ad una buona lettura  e nel caso in cui ci siano delle cose che vi risultino poco chiare non esitate a contattarmi in privato!

A presto e un abbraccio

Gloria

A volte quando ci guardiamo allo specchio e notiamo un leggero aumento di volume o un dimagrimento strano, siamo portati a pensare che la quantità dei cibi ingeriti sia errata. In realtà ciò che spesso influisce va ben oltre la quantità, poiché è utile considerare la qualità degli alimenti e la loro combinazione.

  • QUANTITA’: la paura di non nutrirsi a sufficienza esiste ancora oggi, in realtà ogni individuo ha bisogno di una personale razione alimentare giornaliera in base alle necessità nutrizionali (idriche, vitaminiche, energetiche, proteiche, etc…) di ciascuno. Secondo molti studi la nostra società è caratterizzata da una ipernutrizione che è contemporaneamente una disnutrizione (denutrizione).

  • QUALITA’: se il cibo introdotto quotidianamente è povero dal punto di vista nutrizionale a seguito di crescite forzate e processi di raffinazione e conservazione, il nostro corpo ne farà le spese perdendo le sostanze vitali di cui ha bisogno e le difese immunitarie si abbasseranno.

  • COMBINAZIONE CORRETTA: una digestione difficile e lunga produce un aumento tossinico, in quanto il cibo che fermenta e imputridisce lungo il tubo digerente libera gas e acidi tossici cui non sempre l’organismo riesce a far fronte. Le tossine che non vengono eliminate in breve tempo si depositano sui tessuti adiposi di cosce, natiche e giro vita (essendo tossine il nostro corpo da macchina perfetta quale è, le tiene ben lontane dagli organi interni!). Per contrastare l’aumento di acidità che si verifica all’interno del nostro organismo, vi è una ritenzione di liquidi che porta a gonfiore e peso in più (vedi link “CELLULITE NON E’ SOLO UN PROBLEMA ESTETICO!”) .

Il processo digestivo consta di vari livelli di assorbimento delle varie categorie di alimenti in base alle loro caratteristiche nutrizionali. Pensate che già nella classe dei glucidi (zuccheri e amidi) ci sono due livelli perché la digestione di un pezzetto di pane è ben diversa da quella, ad esempio, di un cucchiaio di zucchero.

Un pasto non ben combinato (e tra poco vedremo in che senso) può stazionare nello stomaco fino a 8 ore e oltre 70 ore nel tratto digestivo. Ogni volta che il cibo ristagna ciò comporta degradazione a livello nutrizionale, affaticamento dell’organismo, produzione tossinica e malessere generale. Ma se noi associassimo tra loro cibi compatibili ovvero con analoghe modalità digestive, ciò non accadrebbe e ne trarrà giovamento tutto il nostro corpo!

I modelli alimentari possono distinguersi in due tipi:

  • VECCHIO: i nostri nonni erano  abituati a primo, secondo e  dolce e non si sgarrava mai da questo. Ma ciò comporta delle pessime associazioni alimentari che vedremo nei vari passaggi. La pasta viene inizialmente parzialmente digerita durante la masticazione da un enzima, la ptialina, che è contenuto nella saliva, e raggiunge lo stomaco in cui il processo continua per circa 2 ore (con cibo adeguatamente insalivato e condizioni ambientali leggermente alcaline – pH basico). Quando viene ingerito il secondo, spesso proteico e molto spesso carne o pesce, avviene un perfetto disequilibrio delle condizioni appena instauratesi. Infatti vengono attivati nuovi enzimi, come la pepsina, per scindere le proteine in aminoacidi; viene richiamato acido cloridrico dalle cellule gastriche (quindi il pH cambia e diventa acido); viene sospesa l’elaborazione dei carboidrati precedentemente ingeriti. Finchè la carne non è stata digerita … la pasta non passa! Idem per l’eventuale dolcetto, la cui digestione viene temporaneamente sospesa. Spesso si assume il caffè perché si pensa aiuti a digerire … in realtà dopo tutto questo complicato processo esso contribuisce solo a innalzare il livello di acidità già esistente, incentivare il sistema nervoso e coprire i disagi dati dalla digestione rallentata.

  • NUOVO: innanzitutto una delle rivoluzioni è quella di cominciare il pasto con UN BEL PIATTO DI VERDURE CRUDE E MISTE poiché contribuiscono a creare un ambiente digestivo ideale, potenziano l’effetto degli enzimi digestivi data la loro quantità di nutrienti essenziali, non hanno bisogno di succhi gastrici, preparano l’adeguato apporto di acqua e fibre per il giusto transito del cibo, appagano leggermente l’appetito evitando abbuffate successive, non richiedono restrizioni per quanto riguarda la quantità. Poi procedendo con il pasto NON è ammessa l’associazione di CARBOIDRATI + PROTEINE, mentre possiamo sbizzarrirci con CARBOIDRATI + VERDURE e CARBOIDRATI + GRASSI (per quest’ultima combinazione si intende la classica pasta all’olio o la pasta con la frutta secca, di cui comunque è consigliato fare un uso moderato). Possiamo aggiungere il formaggio? I grassi hanno effetto ritardante sull’immissione di acido cloridrico nello stomaco e questo consente una più facile digestione degli amidi. Quindi in rare occasioni e se si tratta di formaggio stagionato e ad alto contenuto di grassi, la combinazione può essere ammessa, ma non deve essere la regola!

Quindi cosa succede se abbiniamo bene o male gli alimenti? Vediamo gli effetti negativi e positivi dei due comportamenti.

  • ASSOCIAZIONI SCORRETTE PORTANO A:

Prolungamento della digestione e notevole spreco di energia da parte dell’organismo.

Deterioramento e scomposizione incompleta del cibo ingerito con parziale assimilazione dei nutrienti.

Moltiplicata produzione di scorie tossiche con sviluppo di disagi e malesseri fino al verificarsi di disturbi persistenti e cronici.

  • ASSOCIAZIONI CORRETTE PORTANO A:

Completa e veloce disgregazione, assimilazione e utilizzo dei nutrienti.

Aumento di benessere ed equilibrio con maggior efficienza ed energia.

Maggior rafforzamento delle difese e minor produzione di tossine.

Raggiungimento e mantenimento del proprio peso forma.

Vediamo ora gli alimenti che si trovano nei vari gruppi alimentari in modo che possiate scegliere in modo corretto e a vostro piacimento le giuste associazioni.

  1. PROTEINE

  • ANIMALI: carne, pesce, uova, latte e formaggi (per questi vale la regola sopra citata)

  • VEGETALI: legumi (fagioli, ceci, fave, lenticchie, soia, etc…), arachidi, pinoli, noci, mandorle nocciole, pistacchi, semi oleosi, olive

Riguardo ai legumi c’è chi li consiglia abbinati ai cereali, prevalentemente integrali, in quanto gli aminoacidi contenuti in entrambi si completano arrivando ad un contenuto proteico quasi pari a quello della carne. Alcuni invece li consigliano da soli per un discorso di difficoltà digestiva data l’accoppiata amidi-proteine (nonostante i legumi siano anche ricchi di carboidrati). L’ideale è provare come reagisce il nostro organismo, ma in ogni caso aggiungere una buona dose di verdure crude può far solo che bene.

2. CARBOIDRATI

  • SEMPLICI: miele, zucchero, frutta

  • COMPLESSI: cereali (grano, riso, mais, orzo, avena, segale, grano saraceno, miglio, etc…), derivati (farine, fiocchi, cuscus, semolino, pasta, pane, etc…), patate, castagne, banane, topinambur

Il fruttosio contenuto nella frutta è uno zucchero semplice che non viene elaborato nello stomaco ma nell’intestino tenue. Per questo motivo la frutta andrebbe consumata da sola e non dopo i pasti, in quanto nell’attesa che vengano digerite le altre sostanze assunte in precedenza, darebbe il via a un processo fermentativo producendo malesseri di varia natura.

3. GRASSI

  • ANIMALI: burro, panna

  • VEGETALI: olio di oliva, olio di semi (mais, sesamo, girasole, lino, etc…)

Ora vediamo in sintesi le regole base per abbinare correttamente gli alimenti, integrandole poi con le regole di Shelton (1895-1985), uno studioso delle combinazioni alimentari che ha stilato delle regole molto rigorose senza scendere a compromessi con le abitudini classiche.

  • REGOLE BASE

All’interno dello stesso pasto non vanno consumati carboidrati e proteine, destinando i primi al pranzo e i secondi alla cena o viceversa. Evitare anche di abbinare proteine con proteine e carboidrati con carboidrati.

  • REGOLE DI SHELTON

Mangiare cibi a base di proteine e cibi a base di carboidrati in momenti separati.

Mangiare un solo cibo proteicamente concentrato a pasto.

Mangiare proteine e acidi (succo di limone, aceto, etc…) in pasti separati.

Mangiare grassi e proteine in pasti separati (il grasso diminuisce la quantità di succhi immessa nello stomaco e ciò può durare anche due-tre ore; una buona quantità di verdura cruda invece può eliminare l’effetto inibitore del grasso).

Mangiare zuccheri semplici e proteine in pasti separati.

Mangiare amidi e zuccheri semplici in pasti separati.

Consumare il latte vaccino da solo o non consumarlo per niente.

Disertare il dessert a fine pasto. 

 

Eccoci arrivati alla fine di questo articolo! Chiaramente tutto ciò che è stato detto sopra non significa condurre una vita ricca di restrizioni e in assenza di piccoli peccati di gola, semplicemente non deve essere la regola! Mangiare correttamente il più delle volte, ci concede poi qualche strappo alla regola senza sensi di colpa o eccessivo disequilibrio del nostro organismo. Per i primi periodi consiglio per esperienza di farvi un menù settimanale da cambiare mensilmente per evitare di incappare in errori di memoria o di organizzazione. Quindi penna e block-notes alla mano e buon sano appetito!

Per qualunque chiarimento rimango a disposizione e se volete aggiornamenti sugli articoli pubblicati in tempo reale iscrivetevi alla news-letter lasciando la vostra mail nell’apposita sezione alla fine di ogni articolo!

A presto e buon pomeriggio!

Gloria

LE PROPRIETA’ DELLE INSALATE

Buonasera a tutti e ben trovati!

Queste Feste almeno per me sono passate in un attimo, forse perché mi sono contenuta nelle abbuffate per evitare che il torellino che sta crescendo dentro me … diventasse un torellone! Il freddo invernale continua ad accompagnarci e un pensiero, anzi più di uno, va alle persone terremotate e ai senzatetto che soffrono la noncuranza e l’abbandono. Provo una profonda stima verso tutti coloro che riescono, e vogliono soprattutto, apportare un po’ di sollievo in queste situazioni nonostante chi potrebbe più di qualsiasi altro rimane impassibile a guardare. Non è questa la sede per fare sicuramente polemiche che vanno oltre, mi limito ad esprimere la mia velata opinione e lascio a voi le conclusioni. Concludo augurando un Sereno Anno Nuovo a tutti, sperando porti pace e armonia dove fino ad ora non si è potuto trovarle.

Oggi vorrei parlarvi delle insalate, precisamente delle varietà di insalata in quanto ognuna ha le sue caratteristiche e proprietà. Io sono una mangiatrice accanita di verdure che vado a comperare sempre da Fabio, un ragazzo che coltiva e vende eco e bio, quindi pan per i miei denti! La differenza tra una verdura o un frutto maturato e trasportato nei container e uno colto e venduto sul posto è percepibile al palato come gusto, freschezza e livello nutrizionale; così come spesso è notevolmente differente una coltivazione bio da una non bio, la prima priva di pesticidi e fertilizzanti chimici che segue i normali ritmi di crescita delle colture. All’università ho studiato la lotta integrata, un metodo che consente di proteggere le colture dai parassiti favorendo la presenza di organismi antagonisti capaci di contrastare la crescita degli ospiti indesiderati. E questo è proprio quello che utilizza Fabio, tanto è vero che una volta che trovai una coccinella nella sua insalata disse “Sapete quanti afidi è capace di mangiare una coccinella??!”. Bene per fortuna ci sono persone che lavorano in questo modo!

Ora vi lascio ad una buona lettura, spero anche proficua, affinché possiate scegliere la varietà di insalata che più si riconduce ai vostri gusti ed esigenze.

A presto e buona giornata.

Un abbraccio

Gloria

 

Come si sa le verdure a foglia verde sono un vero e proprio toccasana per il nostro organismo in quanto sono ricche di numerosi nutrienti fondamentali tra cui sali minerali e vitamine, oltre che a un notevole quantitativo di acqua. Le insalate sono tra le più pratiche ma per certi versi anche più salutari, in quanto non necessitando della cottura preservano tutte le loro proprietà. Sono facili da preparare e ottime da abbinare ad altri alimenti, pratiche per una alimentazione ipocalorica e anche per chi non ha molto tempo da dedicare alla cucina.

Intanto vediamo un attimo le caratteristiche generali delle insalata per poi scendere nello specifico delle varietà.

L’insalata verde, come dicevamo prima, è ipocalorica ma le fibre che contiene contribuiscono ad aumentare la motilità intestinale e a dare un senso di sazietà, per questo consiglio di mangiarla prima dei pasti in modo da limitarsi poi con gli altri cibi (la verdura cotta invece può essere mangiata anche dopo o durante i pasti).

E’ ricca di principi attivi antiossidanti che contrastano l’invecchiamento cellulare, come le vitamine A, C e quelle del gruppo K.

Data la sua notevole quantità di acqua, l’insalata verde è indicata per combattere la ritenzione idrica e per rimuovere le tossine dall’organismo (dopo questi giorni di Festa alcuni pasti a base di insalata non guasterebbero!).

E’ ricca di sali minerali quali potassio e magnesio utili per rilassare nervi e cervello, aiutare la concentrazione e favorire l’assorbimento degli altri nutrienti. Il magnesio tiene lontano crampi, cefalea e irritabilità, quest’ultima tipica della cosiddetta SAD, disturbo stagionale dell’umore aggravato da uno stato di demineralizzazione. Il potassio è fondamentale per le funzioni muscolari e nervose e mantiene l’equilibrio acido-alcalino nel sangue aiutando a combattere l’ipertensione.

Vediamo ora alcune tipologie di insalata.

  • LATTUGA CANASTA: era già coltivata al tempo di Greci e Romani. Ha proprietà diuretiche e contiene elevate quantità di fibre. Oltre al potassio e magnesio contiene anche altri sali minerali come ferro, fosforo, rame e calcio e vitamine anche del gruppo B. Ma molto più importante è che ha un ottimo contenuto di vitamina E, utilissima alle mamme in dolce attesa ma anche come contrasto ai radicali liberi.

  • INDIVIA SCAROLA: ha un contenuto calorico bassissimo ma un elevato contenuto di fibra. Secondo alcune ricerche l’inulina presente in essa contribuisce ad abbassare i livelli di colesterolo cattivo (LDL) e di glucosio nei pazienti obesi e diabetici. Contiene le vitamine A, C e K, quest’ultima utilissima per una normale coagulazione sanguigna e antitumorale contro cancro al fegato e alla prostata. Sono presenti anche molte vitamine del gruppo B tra cui l’acido folico e tracce di alcuni minerali come manganese, ferro, potassio e rame.

  • LATTUGA ICEBERG: aiuta a prevenire le malattie cardiovascolari grazie al suo contenuto in potassio, ma rinforza anche il sistema immunitario per la presenza di manganese, magnesio, calcio, ferro e fosforo. Come tutte le lattughe contiene una notevole quantità di LACTUCARIUM, una sostanza leggermente sedativa che aiuta a rilassarsi (contro l’insonnia mangiate un bel piatto di lattuga iceberg!). Inoltre ha notevoli quantità di acido folico, utile in gravidanza per prevenire i disturbi del tubo neurale.

  • LATTUGA ROMANA: come per tutte le insalate più il verde è intenso maggiore è il contenuto di nutrienti e la romana ne contiene di più di tutte le varietà. Oltre a fibre, sali minerali e vitamine presenti anche nelle altre insalate essa contiene anche vitamina D e zolfo.

  • CICORIA: come tutte le erbe dal sapore amaro anche la cicoria ha spiccate proprietà depurative, disintossicanti e digestive in quanto stimola la produzione della bile. Inoltre avrebbe la capacità di regolare il battito cardiaco e controllare la glicemia a seguito del suo contenuto di sali minerali e vitamine. Tra le insalate è quella con più controindicazioni in quanto è sconsigliata in caso di gastrite e ulcera peptica; assunta ad alte dosi (ad esempio attraverso il noto caffè di cicoria) e per periodi prolungati potrebbe limitare l’assorbimento di alcuni farmaci, in particolare i beta-bloccanti utilizzati per ridurre la pressione arteriosa e regolare il ritmo cardiaco.

  • INDIVIA BELGA: anch’essa dal sapore amarognolo viene considerata dalla Medicina Tradizionale Cinese tra i rimedi più adatti per stimolare milza e reni e liberare il corpo dalle tossine. Ha pochissime calorie, povera di sodio, è ricca di molti minerali e vitamine tra cui acido folico. Gustosa nelle diete ipocaloriche: chi non ha mai provato le croccanti barchette con l’indivia belga?

  • LATTUGA GENTILINA: rispecchia tutte le caratteristiche nutrizionali delle altre lattughe e deve al suo nome al sapore particolarmente dolce delle sue foglie.

Ecco qua, spero di aver riassunto al meglio le proprietà nutrizionali delle più note varietà di insalata quindi … via alle insalatone! Sembra un piatto prettamente estivo ma in realtà, come avete potuto leggere, i nutrienti di cui sono ricche apportano notevole difesa al nostro sistema immunitario e questo è molto utile per contrastare i classici mali di stagione e non solo.

Ora vi auguro di nuovo una buona serata e a presto!

Gloria

 

LO SCIROPPO D’ACERO: CURIOSITA’ DI UNA BUONA SORGENTE DI ENERGIA!

acero canadese

Buongiorno a tutti!

Oggi mi sono svegliata con la voglia di prendere un po’ di sciroppo d’acero … mi piace davvero tanto e dà una sferzata di vitalità! Così ho pensato di scrivere un articolo su questo fantastico prodotto della Natura, considerando pure che l’acero è uno dei miei alberi preferiti! Mi ricordo al corso di Botanica dell’Università: analizzare la foglia dell’acero mi dava sempre un sacco di tranquillità ma anche di forza considerando il suo aspetto vasto e fittemente intarsiato di venature.

foglia di acero canadese

Lo vedremo dal punto di vista storico-tradizionale ma anche da quello culinario, con 2-3 ricettine facilissime! Raccomando sempre l’assunzione di prodotti certificati e completamente naturali.

Ora vi lascio alla scoperta di questo succo energizzante e vi auguro una buona giornata!

A presto

Gloria

 

A volte pensare a certi prodotti rimanda immediatamente al loro luogo di origine: il tè alla Cina, i pompelmi alla Florida, etc…  L’Acero è il re delle foreste del Canada e dei grandi laghi del Nord degli Stati Uniti, non a caso i canadesi hanno scelto la sua foglia come simbolo della loro nazione. In autunno tali foreste diventano un’armonia di toni di colore, tra il rosso, il giallo e l’arancione e gli aceri possono anche superare case di 6 piani.

Grazie all’energia proveniente dal sole l’Acero produce un liquido zuccherino: la LINFA che gli irochesi chiamavano “acqua d’acero”. Ma da cosa è data la produzione di questa linfa? La linfa serve per dare nutrimento a tutta la pianta, dalle radici alle foglie, soprattutto in primavera ed estate che sono i periodi di crescita. Nelle foglie, grazie alla fotosintesi clorofilliana, si forma uno zucchero che fornisce molta energia e miscelato con l’acqua proveniente dalle radici, va a formare la linfa appunto, che comincia a circolare in tutta la pianta. In autunno, quando la crescita viene sospesa, la linfa in eccesso rimane all’interno della pianta fino alla primavera successiva, gelando poi nello strato di legno bianco del tronco e dei rami. In primavera, con l’innalzarsi delle temperature, la linfa si sgela e ricomincia a circolare. A volte infatti può capitare di vedere la linfa colare dal tronco e dai rami dell’albero. Dopo molti studi si arrivò a definire che la linfa cola quando ci sono notti di gelo seguite da giornate calde e assolate (dall’inizio di Marzo fino a metà Aprile).

Le varietà di acero sono numerose, ma solo 4 sono utilizzabili per la produzione del famoso sciroppo: l’acero da zucchero, l’acero nero, l’acero rosso e l’acero d’argento. Tra questi il più grande produttore è l’acero da zucchero. Prima che un acero sia in grado di produrre tanta linfa per permettere la raccolta del succo ci vogliono dai 40 agli 80 anni … sembra molto ma se considerate che un acero può vivere fino a 400 anni … sono dei giovincelli! Nel mondo crescono molti aceri, come ad esempio in Siberia, ma lo sciroppo viene prodotto solo in Canada e nel Nord Est degli USA.

Ma a quanto risale la scoperta dello sciroppo d’acero? Gli Amerindi del Canada lo scoprirono ancor prima che i coloni europei arrivassero nell’America del Nord. Una leggenda racconta che una mattina un capo irochese di nome Woksis doveva andare a caccia, così prese la sua ascia piantata in un tronco d’acero e partì. Dal profondo taglio lasciato dalla lama nella corteccia cominciò a fuoriuscire una linfa incolore che andò a riempire un recipiente di betulla che si trovava ai piedi della pianta. La moglie di Woksis, pensando che fosse acqua, la utilizzò per preparare uno stufato. Il capo assaggiando la cena disse che era buona, ma molto dolce … e così si scoprì lo sciroppo d’acero!

In Canada si possono avere due tipi di raccolta di linfa di acero, dipende da quanto è grande un acereto:

ACERETO CON CIRCA 25/30 ACERI: con un intagliatore a mano si fora il tronco di ogni acero per circa 8 cm di profondità e 1 cm di diametro. In questi fori vengono piantate delle cannucce di alluminio a cui vengono appesi dei secchielli nei quali cola la linfa. Quando i secchielli sono quasi pieni (dopo circa una giornata) la linfa viene messa in un serbatoio di raccolta. Terminata la raccolta viene messa in un evaporatore dove viene fatta bollire finchè l’acqua non evapora e non rimane che uno sciroppo spesso.

ACERETO CON CIRCA 1000 ACERI: in questo caso viene utilizzato un intagliatore elettrico per forare i tronchi nei quali viene inserita una cannuccia di plastica collegata a un tubo di plastica che conduce direttamente ad una grande cisterna con l’aiuto di una pompa. Infine viene sempre utilizzato l’evaporatore.

Come ho già preannunciato la stagione di raccolta della linfa è l’inizio della primavera, ma dato che c’è bisogno di molto sole è necessario rimuovere tutte le piante che possono bloccare l’illuminazione ed eliminare tutti i parassiti che possono portare la pianta alla morte.

Lo sciroppo d’acero non ha sempre lo stesso colore e lo stesso gusto. Questo dipende dalla colata della linfa e dal tempo di trasformazione:

  1. GRADO “AA”: sciroppo extra chiaro (tipo il ginger ale) molto zuccherino, fatto con una linfa ricavata nei primi giorni della colata e qualche volta anche al 20° giorno di colata. E’ il più prezioso e difficile da trovare sul mercato.

  2. GRADO “A”: sciroppo chiaro con un gusto più pronunciato, fatto con la linfa ricavata dal 3° al 10° giorno di colata. E’ il migliore sul mercato canadese.

  3. GRADO “B”: sciroppodi colore simile al tè leggero con un gusto ancora più pronunciato. E’ fatto con la linfa che si ricava verso la fine del raccolto ed è utilizzato nell’industria dolciaria.

  4. GRADO “C”: sciroppo scuro e di gusto amaro. Fatto con la linfa ricavata alla fine del raccolto quando iniziano a spuntare le foglie, è povero di vitamine e difficile da conservare. Viene utilizzato in Canada nelle raffinerie per produrre lo zucchero a cubetti o per la preparazione di mangimi per animali per la stagione invernale.

ESTRARRE LA LINFA DA UNA PIANTA E’ DANNOSO PER LA PIANTA STESSA? No, perché la linfa estratta rappresenta solo un decimo della linfa stessa contenuta nella pianta.

QUANTE INCISIONI PUO’ SOPPORTARE UNA PIANTA? La linfa non si trova solo nel tronco ma in tutta la pianta, ma i produttori intagliano solo il tronco per problemi di praticità. Il legno di una pianta può sopportare fino a 4 incisioni.

LA LINFA COLA VELOCEMENTE? La linfa cola goccia a goccia, smettendo se la temperatura si abbassa e ricominciando appena si rialza. Un acero di taglia piccola dà dai 68 ai 90 litri di linfa, pensate quanto può darne uno più grande!

 

Ma vediamo ora le proprietà dello sciroppo d’acero! La linfa che cola contiene circa il 3% di zucchero, gli altri 97% sono di acqua. Questo zucchero fa lo stesso servizio che svolge nella pianta, ovvero dà energia necessaria per la crescita. Inoltre sono contenute anche piccole quantità di calcio, potassio, fosforo, ferro, vitamine e aminoacidi.

RICETTINE

BEVANDA DI SCIROPPO D’ACERO

6 cucchiai di sciroppo d’acero

6 cucchiai di succo di limone

1 litro di acqua

Miscelare tutti gli ingredienti in una bottiglia possibilmente di vetro. Una volta pronta la bevanda tenerla in frigo e berla a piacere (utilissima al mattino!)

LATTE DI GALLINA A SORPRESA

1 banana

1 uovo

30 ml di sciroppo d’acero

250 ml di latte di riso

Unire tutti gli ingredienti e frullare. Servire freddo.

LIMONATA D’ACERO

2 limoni

60 ml di sciroppo d’acero

500 ml di acqua fredda

Spremere i due limoni e unire il succo agli altri ingredienti. Agitare bene e servire freddo.

Ecco qua! Vi auguro una buona preparazione di ricettine e attendo i vostri commenti ad ogni assaggio!!

A presto!

Gloria

Sciroppo d'Acero Dolce
di grado A – delicato, aromatico e chiaro

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