Animali nel Mondo & Ambiente

Ho deciso di creare questa nuova categoria, “Animali nel Mondo” perché essendo questo un blog che tratta la Natura non potevo non parlare anche del Regno Animale. L’ecosistema in cui viviamo infatti si erge su degli equilibri ben precisi tra tutti gli esseri viventi, siano essi piante, animali o umani. Anzi in realtà anche le rocce ad esempio, considerati inanimati hanno la loro parte nell’ecosistema.

Ogni articolo affronterà una specie animale e l’importanza che riveste per l’equilibrio in generale. Siamo ormai tutti a conoscenza del pericolo di estinzione di alcune specie importanti e spero che un po’ di informazione in più serva ad aprire su ciò di cui necessita il nostro pianeta.

SALVIAMO I NOSTRI MARI DALLA PLASTICA!

Buongiorno e buona domenica a tutti!

Oggi ho deciso di scrivere questo articolo a seguito di una serie di associazioni di idee che mi sono venute in mente da qualche giorno, prima fra tutte “MA QUANTA PLASTICA DOBBIAMO RICICLARE?“. Non so i vostri, ma il nostro raccoglitore della plastica è sempre abbastanza pieno nonostante si cerchi di ridurla il più possibile. Quasi tutto è fatto con questo simpatico materiale costituito da macromolecole principalmente derivate dal petrolio, colorato e divertente, ma che … impiega dalle centinaia alle migliaia di anni per degradarsi e finchè non si degrada inquina. Ultimamente sono incappata in vari manifesti, video e volantini che invitano le persone a rispettare le norme per la differenziazione dei rifiuti e a scegliere consapevolmente i prodotti. MA PERCHE’ SI STA FACENDO TUTTO QUESTO? Vediamolo insieme!

Buona lettura e buona serata! 

Un abbraccio

Gloria

E’ innegabile che l’invenzione delle materie plastiche (PVC e PET) sia stata una svolta a livello pratico ed economico, ma ciò è andato a discapito dell’ambiente poichè non sono biodegradabili e vanno correttamente smaltite. Il PET è la tipologia più utilizzata poichè è il materiale con cui vengono prodotte le bottiglie per l’acqua minerale e per molte altre bevande, quindi ha un utilizzo molto ampio. Nonostante impieghi circa 1000 anni per degradarsi, il PET è totalmente riciclabile, l’importante è che il consumatore si impegni in una raccolta differenziata responsabile! Da qualche tempo alcune ditte stanno promuovendo la produzione di plastiche degradabili e ciò è davvero una buona cosa. MA COME FANNO A DEGRADARSI?

Ne esistono di varie tipologie a seconda del tipo di degradazione a cui vanno incontro una volta disperse nell’ambiente. Premetto che se tutti avessimo un sano senso civico e un minimo di amor proprio nonchè del nostro pianeta, basterebbe utilizzare diligentemente un pratico bidoncino per la plastica piuttosto che disperderla nei boschi mentre si fa la passeggiata o sulla spiaggia durante la tintarella. Ma torniamo a noi ed elenchiamo le varie tipologie di plastiche degradabili.

  • IDROLIZZABILI: la degradazione avviene tramite l’acqua 

  • FOTODEGRADABILI: l’agente degradante è la luce solare

  • BIODEGRADABILI: gli spazzini di turno sono solitamente i nostri amici batteri (come le buste per frutta e verdura entrate in vigore quest’anno)

Ok, benissimo, ma nonostante tutto, nonostante queste nuove invenzioni … bisogna fare di più! Secondo le stime nei mari si riversano fino a 15 MILIONI DI TONNELLATE L’ANNO di materie plastiche e non vi è una zona esente, le aree sono tutte inquinate anche perchè non contamina solo chi sta sulla terraferma ma anche chi sta in mezzo al mare (piattaforme petrolifere, navi da crociera, navi mercantili, etc…). Inoltre alcune reazioni di biodegradazione avvengono solo con condizioni ottimali, come ad esempio la temperatura.

MA PENSATE CHE IL PROBLEMA STIA NEL NUOTARE ACCANTO A UNA BOTTIGLIA DI DETERSIVO O A UNA BUSTA PER LA SPESA? 

Questo semmai non è nemmeno un puntino dell’iceberg … il vero problema è che tutta quella plastica sta distruggendo gli ecosistemi marini perchè molti organismi stanno morendo in quanto intossicati dalle microplastiche (sott’acqua con la luce solare diventano luminose e vengono scambiate per appetitosi microrganismi) o intrappolati in buste, gomme, etc… e sono a rischio di estinzione! Secondo i dati al momento quasi 700 specie marine risultano contaminate dalla plastica e in alcune ne sono stati trovati frammenti nello stomaco. A questo punto non è detto che da qualche tempo anche il genere umano non stia ingerendo plastica senza rendersene conto!

QUINDI COSA POSSIAMO FARE TUTTI PER LIMITARE ULTERIORI DANNI?

Esiste una sorta di menefreghismo di fronte a certi, seppur enormi, problemi: “PERCHE’ SE GLI ALTRI NON LO FANNO DEVO FARLO IO?“, “MA CAPIRAI NON LO FA NESSUNO!“, “NON HO ASSOLUTAMENTE TEMPO!“. Lo ammetto, fino a qualche anno fa ero anche io così, mi impegnavo su tanti fronti tralasciando ciò che avevo davanti agli occhi. Ma non dobbiamo essere ciechi di fronte all’evidenza. Partiamo dal presupposto che il pianeta Terra sia casa nostra e tutti noi che ci viviamo, animali compresi, siamo una grande ed unica famiglia (parlando in termini di ecosistemi che si influenzano tra loro è proprio lo stesso concetto), ognuno collegato all’altro. Bene, voi buttereste mai i rifiuti dentro casa vostra o dentro la vostra vasca? Se vedete il pavimento macchiato lo pulite o lasciate che lo sporco dilaghi? Ai vostri figli e nipoti lascereste mai la casa sporca e insalubre? Direi che queste siano domande retoriche a cui ognuno di voi darà la stessa risposta. Proprio per questo consideriamo che ognuno di noi, nel proprio piccolo, può fare molto … già solo avere in mente il pensiero di cambiare è un grandissimo passo avanti!

 

SE L’UOMO SPUTA SUL SUOLO, SPUTA SU SE STESSO. CIO’ CHE ACCADE ALLA TERRA ACCADE AI FIGLI DELLA TERRA. NON E’ L’UOMO CHE HA TESSUTO LA RAGNATELA DELLA VITA; LUI NE E’ SOLO UN FIGLIO. CIO’ CHE FA ALLA RAGNATELA LO FA A SE STESSO”

Capo Seattle, 1853

E allora vediamo insieme come possiamo ridurre il consumo di plastica e quindi il conseguente inquinamento.

  1. ELIMINARE LE BOTTIGLIE DI PLASTICA PER L’ACQUA: esistono vari modi per rendere potabile l’acqua del rubinetto laddove essa non sia bevibile (filtri, caraffe depurative, stazioni di raccolta cittadine, frigogasatori)

  2. EVITARE L’USO DI BICCHIERI E STOVIGLIE IN PLASTICA

  3. NON UTILIZZARE BUSTE DI PLASTICA: prediligere le grandi borse riutilizzabili per la spesa

  4. CERCARE DI FARE SUCCHI DI FRUTTA E YOGURT IN CASA: eviterete di dover smaltire parecchi contenitori

  5. DOVE E’ POSSIBILE SAREBBE MEGLIO COMPRARE I PRODOTTI SFUSI: in alcuni supermercati sono disponibili per varie tipologie di alimenti o altro, degli appositi dosatori grazie ai quali è possibile comprare la quantità di prodotto desiderata

  6. DIFFERENZIARE CORRETTAMENTE

  7. COMPRARE I DETERSIVI ALLA SPINA O CERCARE DI PRODURNE IN CASA ATTRAVERSO INGREDIENTI NATURALI: come per gli alimenti, in alcuni negozi, anche per i detersivi è possibile riutilizzare gli stessi contenitori. In alternativa utilizzando semplicemente aceto, bicarbonato, limone ed oli essenziali, è possibile crearli home-made!

RICETTINA PER IL DETERSIVO PER I PIATTI 

  • 3 limoni

  • 400 ml di acqua

  • 200 g di sale

  • 100 ml di aceto bianco

Tagliate i limoni e togliete i semi. Quindi passateli nel frullatore con un po’ di acqua e il sale. Mettete la miscela in un tegame con il resto dell’acqua e l’aceto e fate bollire per 10 minuti. Quando il composto si sarà ristretto, lasciate raffreddare per poi versarlo in contenitori di vetro.

Eccoci arrivati alla fine di questo articolo attraverso il quale spero di avervi sensibilizzato a cambiare qualcosina del vostro stile di vita per vivere più responsabilmente e in salute. L’elenco soprastante è una linea indicativa per cominciare ad approcciarsi, chiaramente con un po’ di inventiva si riesce tranquillamente ad espandere tali propositi anche verso altri prodotti o azioni quotidiane.

Vi auguro un buon proseguimento di giornata e a presto!

Gloria

 

LE API E LA LORO IMPORTANZA PER IL NOSTRO PIANETA

Buonasera a tutti!

Giorni fa parlavo con il mio amico Fabio circa le vespe e le API. Io ho molta paura di entrambe nonostante le abbia studiate sia a livello etologico che microbiologico … sono l’entomofoba per eccellenza nonostante “L’APE MAIA” fosse uno dei miei cartoni animati preferiti! Tutte le estati, vicino alla porta di casa, le vespe murarie (innocue ma dall’aspetto non molto carino!) fanno alveari e “vasetti” (cellette a forma di anfore allungate composte da argilla e fango) e ogni volta che devo uscire … ho la stessa ansia di Tom Cruise appeso a un filo su “Mission Impossible 6”! A parte ciò la compagna di Fabio, Paola, ha delle arnie e produce un miele davvero buono! Io ho preso quello di Tiglio dalle proprietà rilassanti (vedi link “IL MIELE: CIBO DEGLI DEI) ed è ottimo con le tisane soprattutto, ovviamente, la sera prima di coricarsi!

Ma veniamo a noi e all’argomento di questo articolo. Al di là della mia paura, questi esserini sono tanto piccoli quanto importanti per il nostro Pianeta ed il mio scopo è proprio quello di divulgare questo concetto! Inoltre i loro prodotti come miele, propoli e pappa reale (vedi link), sono fatti in “casa” e davvero molto utili per l’uomo, quindi meglio di così! 

Intanto vi auguro una buona serata e una buona lettura dell’articolo!

Un abbraccio

Gloria

Nell’articolo sulla propoli, che potete leggere cliccando sul “VEDI LINK” sopra, ho descritto come viene prodotta e a cosa o chi sia destinata. Ora invece vorrei parlarvi di come si svolge la vita all’interno di un alveare naturale, questa piccola città perfetta in cui OGNUNO HA IL SUO COMPITO, NESSUNO E’ PIU’ IMPORTANTE DI UN ALTRO, MA TUTTI SONO UTILI PER IL FUNZIONAMENTO E IL BENESSERE DELL’INTERO GRUPPO. Se in molti capissero questo concetto ci sarebbero meno problemi dappertutto! 

Un ALVEARE è composto da FAVI, ognuno dei quali è formato da CELLE ESAGONALI costruite con della cera che le api producono tramite una ghiandola posizionata sul loro addome. Tali cellule sono destinate a varie funzioni: dispensa per miele o polline, luogo di crescita delle larve, etc… e vengono sigillate con un tappo sempre di cera, chiamato OPERCOLO.

Le uova vengono posizionate dall’APE REGINA nelle celle e lì subiscono tre trasformazioni (larve, pupe, adulti) finchè l’ape esce e va all’avventura al di fuori della sua celletta che l’ha ospitata per 21 giorni. Vediamo ora i vari ruoli all’interno dell’alveare.

  • APE REGINA: di regina ce n’è una sola ed è l’unica a deporre le uova per tutto l’alveare. Ha una corporatura molto più grande rispetto a quella delle altre api anche perchè viene nutrita con PAPPA REALE ed esce dall’alveare solo per accoppiarsi o migrare in altro posto. Oltre a questo essa può emettere un particolare profumo che, percepito dalle altre api, può influenzare il comportamento di tutta la famiglia.

  • I FUCHI: sono i maschi dell’alveare e hanno il compito di fecondare la regina. Essi si riconoscono dal fatto che sono un po’ più lunghi delle altre api e non hanno il pungiglione. La società apiaria è a tutti gli effetti matriarcale, infatti i fuchi non hanno altro compito all’interno dell’alveare e una volta fecondata la regina … ahimè, muoiono! Inoltre questi maschietti, se non fecondano alcuna regina e quindi non periscono, hanno una vita di soli 50 giorni alla fine dei quali vengono esiliati dall’alveare o mangiati dalle altre api.

  • API OPERAIE: sono le più numerose all’interno dell’alveare e si dividono in gruppi a seconda della mansione che svolgono: occuparsi della pulizia, allevare le larve, raccogliere il polline, fare la guardia, etc…

Ora che abbiamo visto come vengono gestite gerarchia e mansioni all’interno dell’alveare veniamo al punto. Pensate che la Natura abbia organizzato tutto così tanto per fare? Le api non fanno un lavoro fine a se stesso, ma esse ricoprono un posto molto importante all’interno del nostro ecosistema. Esse, come anche altre famiglie di insetti, svolgono l’impollinazione di quasi l’80% delle specie vegetali viventi sulla Terra, contribuendo alla riproduzione e sono alla base dell’equilibrio di tutto l’ecosistema. Non si sa per certo se sia una bufala o meno la famosa frase di Albert Einstein “Se l’ape scomparisse dalla faccia della terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita”, sta di fatto che non c’è da prendere sottogamba il fatto che il numero di api sta velocemente diminuendo. Ma a cosa è dovuto il problema della morìa delle api? Sembra che gran parte della colpa sia da imputare all’uso di DISERBANTI e PESTICIDI in agricoltura. Inoltre anche i PRODOTTI ANTILARVALI per le zanzare, con cui vengono irrorati i corsi d’acqua attraverso un mezzo aereo, sembra siano la causa della morte delle api che muoiono per soffocamento.

Altro fattore è il CAMBIAMENTO CLIMATICO, che altera l’orologio biologico di molte specie animali tra cui le api. Dal punto di vista internazionale ci si sta muovendo per evitare di arrivare a una grande catastrofe preannunciata: si danno incentivi agli apicoltori e si sta lottando per eliminare l’uso di alcuni diserbanti e pesticidi dannosi per le api. Altre cause risultano essere le COLTIVAZIONI OGM (le api le evitano e segnalano alle compagne il problema) e le ONDE ELETTROMAGNETICHE (le api non entrano negli alveari posizionati vicino a ripetitori o quant’altro di elettromagnetico poichè viene alterato il loro sistema direzionale). Anche Greenpeace ha lanciato una campagna a favore delle api e ha prodotto un video in cui alle api vengono sostituiti api-robot creati dalle multinazionali per sensibilizzare le persone sulla questione. 

Le api sono una specie risalente almeno a 40000 anni fa e hanno superato 3 glaciazioni! Vogliamo essere proprio noi a decimarle del tutto ora? Certo che no, quindi innanzitutto evitate di dare il tormento alla piccola e ingenua ape che si è intrufolata in casa vostra (ve lo dice una super-fifona delle api!) e comportiamoci bene nei confronti del nostro Pianeta promuovendo l’agricoltura non intensiva, evitando il commercio di prodotti OGM e limitando ripetitori o altro

Ecco, direi che ne vale la pena lottare affinchè l’estinzione delle api venga scongiurata ed esse riprendano la loro naturale presenza nell’ecosistema! Non sarà per adesso che recupereremo tutto ciò che finora abbiamo perso ma sicuramente lasceremo ai nostri figli un futuro leggermente migliore! 

Grazie per l’attenzione da parte mia e da tutte le api e a presto!

 

Buon proseguimento e buona lettura!

Un abbraccio

Gloria

 

 

 

 

L’ORSO BIANCO

Buongiorno a tutti!

Oggi sembra essere una bella giornata perché, non so se dalle vostre parti è capitata la stessa cosa, ma qui a Castelfidardo, in provincia di Ancona, fino a ieri sembrava fossimo indietro di un mese date le avverse condizioni meteo. Stamattina con il mio bimbo più grande abbiamo parlato dell’ORSO POLARE o come dice il titolo dell’articolo, ORSO BIANCO. “Mamma dove vive l’Orso Bianco? Ma perché è bianco e non marrone come gli altri?” Spiegare a un bambino certe cose, per noi adulti così banali, è bellissimo perché fa tornare bambini anche noi e nel caso specifico ci fa rendere conto di cosa è la NATURA. E così ho deciso di scrivere questo articolo per andare a visitare Paesi lontani, a volte inaccessibili, dove l’orso bianco vive e sopravvive, passatemi questo termine, a causa dei bracconieri e dei cambiamenti climatici.

Vi lascio ad una buona lettura e vi auguro una buona giornata!

A presto

Gloria 

L’orso polare (Ursus maritimus) non è un animale prettamente terrestre in quanto passa parte della sua giornata in acqua (al contrario di me, è un ottimo nuotatore!), ma è comunque considerato il più grande mammifero terrestre carnivoro esistente (in effetti tanto piccolino non è.in piedi può arrivare fino a 3 metri di altezza!). Vive nelle zone artiche intorno al Polo Nord infatti è ben notevole l’adattamento corporeo alle condizioni del paesaggio, sia per il colore bianco candido della pelliccia (che in estate assume tonalità giallognole) che per la grandezza delle zampe che è tale da riuscire a sostenere il peso dell’animale su neve e ghiacciai.

L’orso bianco è un animale solitario a eccezione di rare occasioni come la presenza di mamma e cuccioli o la coppia durante la stagione riproduttiva. Le loro tane sono scavate nel ghiaccio e in esse la femmina partorisce e accudisce i suoi cuccioli, insegnando loro a cacciare e gli spostamenti migratori. Pensate che alla nascita i cuccioli hanno un peso inferiore al chilogrammo e sono completamente privi di pelo! La Natura poi pensa davvero a tutto!

Le principali prede degli orsi polari sono foche, balene beluga, trichechi, otarie, uccelli, pesci e, in periodo di magra, anche carogne (anche se la gran scorta di grasso corporeo che hanno consente loro di attraversare anche lunghi periodi di digiuno oltre a garantire protezione termica).

L’habitat dell’orso bianco è cambiato notevolmente nel tempo a seguito delle attività umane, soprattutto quelle petrolifere e la caccia e questa specie ad oggi è a rischio estinzione. Ci sono accordi internazionali volti a salvaguardare i pochi esemplari rimasti e a favorirne la riproduzione. Non meno influente è il riscaldamento globale che, portando al veloce scioglimento dei ghiacciai, contribuisce a peggiorare le condizioni ambientali degli orsi bianchi. Gli scienziati e le associazioni ambientaliste come Greenpeace chiedono l’utilizzo di energie rinnovabili e l’accantonamento di energie fossili, come il carbone, che aumentano l’emissione di gas serra in atmosfera.

Forse non ci rendiamo conto come la perdita di un anello dell’ecosistema porti allo scombinamento di tutto l’insieme con conseguenze inimmaginabili sia come caratteristiche che come portata. Viviamo in una realtà che non può prescindere dall’esistenza di altre specie che come noi hanno un ruolo su questo Pianeta. Ma, me compresa, siamo disposti a rinunciare spesso all’automobile? Riusciremmo mai a fare un passo indietro per guadagnarne 10 avanti? Non so. A volte pensiamo di essere talmente piccoli che diciamo “IO POSSO ANCHE CAMBIARE ABITUDINI, MA A CHE SERVE SE TANTO LA MAGGIOR PARTE NON LO FA?“. Beh, intanto cominciamo no? 5, 10, 100, 1000 persone che cambiano abitudini non è cosa da poco, soprattutto se il numero continuasse a crescere!

Bene, confido nella possibilità di aver un po’ sensibilizzato ulteriormente su questo argomento sperando sempre nel recupero di certi valori che purtroppo spesso vanno perduti.

Vi auguro una buona serata e vi mando un abbraccio peloso … da veri orsi polari!

Gloria

LE BALENE: GIGANTI DEL MARE

Buongiorno a tutti!

E’ con grande piacere che oggi mi accingo a scrivere il primo articolo della nuova categoria del sito: “ANIMALI NEL MONDO”! Come ho già detto nella pagina di descrizione, un blog sulla Natura non poteva non considerare il regno Animale da cui molto spesso avremmo molto da imparare. E’ risaputo che anche gli animali provano dei sentimenti e delle emozioni e ciò dovrebbe farci capire quanto in realtà siamo una piccola parte di una grande famiglia in cui ognuno riveste il suo ruolo ben preciso, senza doverci appropriare di ciò che non è solo nostro senza, tra l’altro molto spesso, averne cura.

Oggi voglio parlarvi delle BALENE, una specie che mi ha sempre affascinato per la sua grandezza e maestosità. Sono tanto grosse e pensare che si cibano di esserini piccoli piccoli!

Ma ora vi lascio alla lettura dell’articolo e vi auguro una buona mattinata!

A presto e un abbraccio

Gloria

Le Balene sono tra i più grandi esseri viventi e anche i più grandi mammiferi viventi, infatti possono arrivare a 25 metri di lunghezza e fino a 100 tonnellate di peso (non so quante volte potrei essere contenuta in una balena!). Una caratteristica particolare, rispetto ai pesci ad esempio, è che la loro coda è, come potete vedere dall’immagine sopra, orizzontale invece che verticale (residuo degli arti anteriori che si sono così trasformati dopo la perdita di quelli posteriori per adattamento  all’ambiente). Per sopravvivere alle fredde temperature marine hanno uno strato adiposo molto spesso, nonostante la pelle sia abbastanza sottile, ciò consente un buon isolamento termico oltre che una notevole riserva energetica nei periodi di magra. Un’altra caratteristica interessante è che le balene devono venire in superficie per respirare (ricordate la balena di Pinocchio?) e per espellere l’aria contenuta nei polmoni e l’acqua di condensa attraverso quel foro (sembra proprio un grosso naso!) che hanno sulla testa.

Col nome “balena” si intendono anche altre specie di mammiferi marini come ad esempio l’orca, e si dividono in:

  • ODONTOCETI: provviste da 2 a 206 denti e si nutrono di Krill, calamari e pesci. Il capodoglio e l’orca anche ad esempio di foche e pinguini.

  • MISTOCETI: provviste di “fanoni”, formazioni cornee sfrangiate, come setole, che funzionano da filtri e trattengono i microrganismi presenti nell’acqua, come il Krill, nutrendosi esclusivamente di essi. Di questo gruppo fanno parte la balenottera azzurra, la balenottera comune, la balenottera boreale, la balenottera minore, la megattera e la balena franca australe.

Sono animali migratori, infatti d’estate abitano le acque dell’Antartide, mentre d’inverno risalgono a Nord per riprodursi a latitudini più temperate.  Sentite quanto dura la gestazione per una femmina di balena (solo a pensarci mi sento male!): da 10 a 16 mesi e culmina con un parto molto particolare. infatti, a differenza degli altri mammiferi, il piccolo non esce con la testa bensì con la coda, per evitare che soffochi e viene  subito portato in superficie per respirare (pensate che intelligenza!). Inoltre, il cucciolo viene allattato per 6-12 mesi e raggiunge la maturità sessuale tra i 3 e gli 8 anni di età (considerate la precocità dato che sono mammiferi che arrivano fino a 100 anni!).

Mi piacciono molto per il loro essere ANIMALI SOCIALI, infatti vivono in piccoli gruppi guidati da un maschio adulto e condividono molte cose come la ricerca del cibo, l’accoppiamento, il parto e la protezione di giovani e anziani (che dite c’è da imparare?). Inoltre è ormai appurato che dialoghino tra loro con suoni che emettono dalle sacche nasali poste in prossimità dello sfiatatoio o con battiti di pinne quando emergono dall’acqua (BELLISSIME!).

Purtroppo giorni fa è capitato un grandissimo spiaggiamento: sono morte centinaia di balene in Nuova Zelanda e molti soccorritori hanno cercato di salvarne altrettante da morte certa. E’ stato il terzo più grande spiaggiamento nella storia del Paese. MA PERCHE’ LE BALENE SI SPIAGGIANO? Ci sono ancora molti studi che cercano di fornire risposte certe su questo fenomeno, sta di fatto che sicuramente la grande socialità che caratterizza questi mammiferi (come abbiamo visto in precedenza) può essere uno dei fattori scatenanti. Infatti nel caso di individui che per cause ambientali o malattie cerchino di avvicinarsi alla costa per trovare un bassofondo in cui appoggiarsi per respirare meglio, spesso vi è una risposta gregaria da parte del resto del branco che comporta la perdita di orientamento e lo spiaggiamento di tutti.

 

  • LA CACCIA ALLE BALENE

Alcune specie di balene come le balenottere azzurre in Antartide e le balene grigie del pacifico Occidentale sono in via di estinzione purtroppo. Ciò è causato sia dall’impatto ambientale che le attività umane hanno sugli ecosistemi marini sia da una pratica ormai divenuta anche commerciale oltre che tradizionale: la CACCIA ALLE BALENE. Nonostante vi siano leggi che vietano e sanzionano la caccia commerciale, Norvegia, Islanda e Giappone non ne vogliono sapere di fermare le loro baleniere uccidendo ogni anno centinaia di esemplari. Nel XIX secolo venivano cacciate perché il grasso veniva convertito in olio per le lampade, i fanoni erano utilizzati per i corsetti, etc… oggi invece vengono cacciate principalmente per la loro carne. Ma le varie associazioni e moratorie si oppongono a questa strage sia per le notevoli sofferenze inflitte all’animale che per lo squilibrio dell’ecosistema marino. Purtroppo ciò non sembra sortire gli effetti sperati in quanto le baleniere continuano a cacciare in maniera illegale e spropositata a volte falsificando le vere ragioni: fanno credere che sia una caccia a scopo scientifico.

 

Baleniera in fase di caccia

Il problema è soprattutto il fatto che non si riesce a capire che lo squilibrio di un ecosistema porta allo stravolgimento di molti se non tutti altri. Viviamo in una realtà “globale” e un fenomeno che si verifica in un punto del nostro pianeta o in un determinato ambiente (ad esempio in questo caso il mare) comporta degli effetti a catena sugli altri. Solo quando l’umanità capirà appieno questo concetto allora forse riusciremo a recuperare le condizioni ambientali ed ecosistemiche, ma credo ci siano troppi interessi in ballo a cui non si è disposti a rinunciare.

 

Ho voluto concludere questo articolo con una riflessione un po’ triste ma credo assolutamente realistica di ciò che l’uomo sta facendo alla Natura senza rendersi conto delle conseguenze. Informarsi coscientemente non è mai dannoso, è il menefreghismo a rendere ciechi.

Ora vi saluto e vi auguro una buona giornata! Al prossimo articolo!

A presto e un abbraccio

Gloria